A proposito della violenza sulle donne e stalking.


Oggi, 25 novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In molte città d’Italia, nei vari centri antiviolenza ci saranno incontri e discussioni. Bene! È un bene che se ne parli, è un bene che se ne discuta, che si coinvolgano giovani, giovanissime, uomini e ragazzi…che si faccia educazione in materia. Basta? No. Basterà negli anni? Forse no, ma io ci conto.

Troppi anni di maschilismo, troppi di cultura della donna vista come una proprietà, non verranno sconfitti con qualche decennio (dal 1981 ad oggi) di retta via. Siamo una nazione ancora troppo giovane in fatto di pari diritti ed euguaglianza tra i sessi.
L’altro clamoroso male della nostra terra, endemico e – questo sì- inestirpabile è il mammismo. “Mio figlio è un bravo ragazzo, è solo debole”, “Mio figlio non è violento, ma soffre tanto”, “Mio figlio non è cattivo, ma non sa accettare i no”, ecc…
Anche su questo bisognerebbe fare educazione ma solo alle donne, solo alle madri di figli viziati, deboli, egocentrici, frustrati, malati o sani che siano, ma comunque pericolosi. Bisognerebbe fargli ammettere: “Mio figlio è un persecutore”, “Mio figlio è uno stalker”, “Mio figlio va aiutato, ma intanto lo devo tenere lontano da lei (la vittima)”, “Mio figlio ha un problema relazionale”, ecc…
Voglio affrontare qui un solo aspetto, tra i molteplici che riguardano la violenza sulle donne, il più “leggero”– a sentire di molti – perchè non prevede le botte e le sopraffazioni, ma che comunque coinvolge un altissimo numero di donne in Italia e manda le proprie vittime in uno stato di ansia permanente e sempre crescente: Lo Stalking.
Ma cos’è lo stalking? Quanto scritto nell’art. 612 bis del Codice Penale del Decreto Legge del 23 Febbraio 2009 n. 11 descrive quello che la sempre-troppo-tardiva attuale legislazione, definisce reato, ma non è sufficente a tutelare nuove e bizzarre forme di persecuzione.
Leggiamo ad esempio: “…chiunque, con condotta reiterata, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.
E ancora:
“Accanto alla reiterazione degli atti, per la consumazione del reato è altresì necessaria la produzione di almeno uno degli eventi menzionati dalla norma, ovvero:
a) un perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima;
b) un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona legata alla vittima da una relazione affettiva…”.
Secondo la legge dunque il mio stalker NON è uno stalker.
Lui non mi minaccia, non minaccia i miei familiari nè i miei amici. Un giorno, se continuerò a far finta che lui non faccia nulla, che lui non esista, un giorno forse evolverà in questo, ma non oggi.
Il mio stalker mi segue, neanche troppo fisicamente, lo fa quotidianamente attraverso facebook e non attraverso il mio facebook (l’ho ovviamente bloccato), ma tramite quello di tutte le persone che mi sono intorno (amici, parenti, ragazzi che ho frequentato). Il mio stalker avvicina tutte le persone che frequento e che conosco, ha iniziato (da luglio scorso) a farsi vedere nei locali nei quali vado abitualmente e che lui non aveva mai frequentato “ma sono luoghi pubblici e può andare dove vuole”, aggiunge con estrema precisione tutte le persone con le quali mi vede parlare “ma facebook è un social network e lo può fare”, viene a sapere che vado a un concerto a Roma ed è lì, solo, con la sua birra sempre in mano, la sua follia negli occhi e nei passi e il suo finto buonismo che mi fanno sempre più paura. E’ sempre dietro di me, anche quando non c’è, perchè lo fa nell’etereo mondo della rete.
Non mi scrive più sms nè mail, nelle quali mi invitava a vederci e dopo i miei rifiuti mi pregava e dopo altri rifiuti m’intimava e dopo ulteriori rifiuti mi offendeva e poi si scusava per ricominciare da capo – PERCHÈ IL MIO STALKER È UN PASSIVO AGGRESSIVO – ma ce ne sono di tutti i tipi.
La scorsa estate, ad agosto, gli intimai di cancellare dal social network alcuni mie amici (tra i miei più stretti, con i quali non ha nulla da spartire) la risposta sono stati insulti e una nuova splendida forma di ricatto: la teoria secondo la quale io lo calunniavo(con il fantasma di una denuncia di questo tipo a mio carico). Non cancellò nessuno, al di fuori di un ragazzo, che poi ha riaggiunto. Il mese dopo, mi sono gettata l’orgoglio sotto i piedi e ho chiamato personalmente ognuno dei miei amici spiegando loro la vicenda e chiedendo loro di cancellare o bloccare “lui” su facebook. Lo hanno fatto tutti. Venti persone non hanno battuto ciglio nel farlo, non mi hanno chiesto nulla di più di quanto riferito da me. A quel punto si è fatto prendere da un moto d’orgoglio, lo stalker, e ha tolto due miei amici stretti dal suo account, salvo riaggiungerli dopo pochi giorni con la scusa di non essersene accorto, di averlo fatto per errore. Mi hanno riferito tutto seduta stante. È di oggi la notizia che ha iniziato a seguire gli aggiornamenti di mio zio, dell’altro ieri il pedinamento a un concerto in un locale romano e c’è da giurarci che la settimana prossima lo troverò nuovamente all’opera a tentare altri sgraditi approcci.
Perchè vi racconto i fatti miei?  Perchè devo reagire.
La legge, non mi tutelerà, forse lo farà con mia nipote quando avrà la mia età, ma oggi non mi garantisce nulla in merito a quanto detto sino ad ora. Almeno non nel mio caso.
Ora posso aspettare che lo stalker – che ormai disprezzo – arrivi a presentarsi sotto casa o a minacciarmi realmente e allora lo potrò denunciare, posso aspettare che mi denunci lui per diffamazione, oppure posso scrivre del mio caso di  fuorilegge fuori dalle leggi. Per risolvere questo problema mi basterebbe poco: basterebbe che la legge gli impedisse di usare indiscriminatamente i social networks, che ormai fanno parte della vita di tutti, che gli impedisse di avvicinarsi a me e a chi mi è vicino di – che so – 300 mt. Io, in una scala numerica di gravità sono a uno step 5 di pericolo, perchè devo arrivare a 7 o 8 o 9 per essere definita vittima di stalking? Perchè non allertarsi prima? Perchè non basta dire: “Non gradisco la tua presenza nella mia vita e in quella dei miei amici”per essere rispettata e se non da persone malate, almeno dalla giustizia? Intanto mi faccio accompagnare al cinema, a teatro, a riprendere la macchina e ogni macchina che mi segue “troppo” per i miei gusti mi fa accostare e aspettare che passi. Come la sua follia.

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