Il 15 dicembre a mezzanotte, circa.

Uno (il 15 dicembre, a mezzanotte circa, di 43 anni fa) cadde “accidentalmente” o “si suicidò” gettandosi da una finestra aperta al quarto piano della Questura di Milano; per un altro (ieri) hanno decretato che egli è morto di fame e di sete dopo essersi fatto un “mini tour” a Regina Coeli.
L’Italia è il Paese perfetto per gli abitudinari (oltre che per gli sbirri pazzi e violenti): nulla cambia, mai.
Con questa desolata constatazione voglio iniziare il mio pensiero e il mio ricordo di Giuseppe (Pino) Pinelli, un uomo che mi hanno sempre raccontato – e ho imparato a conoscere, con le mie letture – come un buono, un compagno, un anarchico retto e giusto, un figlio, un marito e un padre, un ferroviere…onesto. [Rimando a questo LINK per una bibliografia essenziale sul Pinelli].

A seguire un bellissimo video di un gruppo di lavori dello spettacolo (tra cui si riconoscono Gian Maria Volonté e Renzo Montagnani) che mettono in scena le tre ipotesi ufficiali venute fuori dopo la morte di Pino Pinelli.


Per l’altro, per Stefano Cucchi , spero e voglio credere che questa sentenza orrenda e ingiusta, non sia la parola fine; non sia l’atto prima del dimenticatoio e la sorella Ilaria ha davvero tutta la mia stima e il mio supporto, per quanto possano servirle. Mi auguro che questo ennesimo (ed eclatante) morto di botte, morto di tortura e morto di ignavia del personale medico, che doveva curarlo e invece l’ha lasciato morire, sia motivo di riflessione per TUTTI gli italiani, per coloro i quali la libertà e il rispetto della persona vengono prima di ogni cosa. 

Il mio è un invito alla riflessione e alla ribellione. E’ un invito a individuare il male come tale, anche se questo spesso veste i fuorvianti abiti delle divise dello Stato e in virtù di quello Stato e della sua sicurezza compie le peggiori efferatezze. E’ un invito a chiedere verità e giustizia, anche quando questa non ci riguarda personalmente, perchè devessere un diritto di tutti, anche e soprattutto degli ultimi, di “un tossico”, come lo hanno definito. In fondo credo che il Pinelli avrebbe pensato la stessa cosa.
Proseguo con la trascrizione della lettera aperta che numerosissimi intellettuali, giornalisti e attivisti italiani scrissero al settimanale L’Espresso, pubblicata nel 1971 ma ancora profondamente attuale:
« Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice. Chi doveva celebrare il giudizio, Carlo Biotti, lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale, Michele Lener, vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione.
Oggi come ieri – quando denunciammo apertamente l’arbitrio calunnioso di un questore, Michele Guida e l’indegna copertura concessagli dalla Procura della Repubblica, nelle persone di Giovanni Caizzi e Carlo Amati – il nostro sdegno è di chi sente spegnersi la fiducia in una giustizia che non è più tale quando non può riconoscersi in essa la coscienza dei cittadini. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione.
Una ricusazione di coscienza – che non ha minor legittimità di quella di diritto – rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni. Noi chiediamo l’allontanamento dai loro uffici di coloro che abbiamo nominato, in quanto ricusiamo di riconoscere in loro qualsiasi rappresentanza della legge, dello Stato, dei cittadini»
Toni forti e altisonanti, visti dal 2012, ma sì: bisogna ricusare chi non è degno di ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato. Perchè quei ruoli esistono in virtù dei cittadini, senza i quali la legge non avrebbe senso d‘esistere.
Così, oggi, voglio ricordare Pino Pinelli; con una storia molto diversa dalla sua, ma allostesso tempo molto simile. Molto diversa da quella di Federico Aldovandi o di Carlo Giuliani, ma così simile… con quella frase che coniammo ai tempi della scuola:  l’omicidio è Stato.
Giuseppe Pinelli

[Un ringraziamento particolare al mio amico Jacopo che mi ha fatto scoprire questo bellissimo video].

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