Flusso di parole da fine del mondo

Ora: 01.19.
Sono seduta sulla stessa sedia, accanto allo stesso tavolo, nella stessa posizione esatta di quando è finito il mondo.
Nonno mi diceva: ” Quando ero giovane, ho fatto il partigiano. Ho vissuto la guerra e non potevo far altro che fare il partigiano. Avrei potuto fare il fascista, ma quelli avevano distrutto il mio paese e la mia terra, quindi in fine potevo fare solo il partigiano…e andavo per campi a portare il cibo ai combattenti che si nascondevano in montagna…”.
Quando il terremoto ha fatto finire il mondo, io ero seduta proprio in questa sedia, accanto a questo tavolo ed ero proprio nella stessa posizione di ora. Ero giovane, meno di mio nonno all’epoca della sua fine del mondo, ma più di me oggi. Meno di me quando una pirata della strada ha ucciso mio padre – e ha fatto finire il mondo – ma anche meno di me oggi, che aspetto la fine del mondo.
Quella volta che mi hanno fatto l’anestesia generale, diciamo l’ultima…per prendere un esempio, quella volta, per qualche ora è finito il mondo, io non c’ero e quindi il mondo neanche.
Quando sono nata è sicuramente finito il mio mondo fatto di liquido e calore, lì ho pianto, ero saggia, appena nata, sapevo che quel mondo era proprio finito.
Ora che sono qui, seduta-alla-stessa-sedia-accanto-allo-stesso-tavolo-nella-stessa-posizione di quando è finito il mondo mi accorgo che ho sonno, ma non sono stanca. Aspetto la fine del mondo e ho sonno. Non è una pre-anestesia, è solo sonno arretrato.
Io so che la fine del mondo non mi fa paura. Non so quanto sarei pronta ad affrontare un’altra fine del mondo, l’allenamento non manca, ma ci vuole fiato e io non sono mai riuscita a smettere di fumare, ho diminuito, ma non posso proprio smettere, sarebbe un’ulteriore fine di un mondo.
Sono qui: luci accese e iPad sotto le mani, penso alla fine del mondo e a quanto la sua principale qualità stia nel rendere tutti partigiani. Quando finisce il mondo e tu stai lì tra le macerie (reali o metaforiche che siano) c’è poca chiacchiera da fare: pala, piccone, stucco e buona volontà; libri, cultura, conoscenza e consapevolezza; umiltà, partecipazione e indipendenza; idealismo, progettualità e pratica…e tanta, tanta psicoterapia.
Quindi sto ancora due minuti qua e penso alla fine del mondo, finisco la mia ultima cena, da attesa di fine del mondo; fumerei, ma non lo farò, mi sono imposta di non farlo dentro casa, piccole conquiste della consapevolezza: pratica del rigore post fine del mondo.
Sono qua e aspetto il meglio che deve ancora venire, che devo ancora costruire: ambiziosa, consapevole, rediviva partigiana del XXI secolo, post apocalittica, post rock e stasera anche un pò post sbronza.
Brigitte Niedermair

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