These boots are made for walking

I miei tredici lettori, che presumo abbiano la loro vita bella impegnata, probabilmente non si saranno accorti che da qualche settimana non ho scritto più nulla nel blog. Capita. Questo è un blog incostante, lo sapete e mi aspetto altrettanta incostanza nella vostra lettura, altrimenti non funzionerebbe il nostro patto. Accade, in questo periodo, che non abbia tempo e propensione al racconto. 5208_1194271615326_3950077_nSto vivendo dei giorni davvero particolari, un po’ ancorati alle celebrazioni del 6 aprile – che per un’aquilana hanno sempre il loro fottuto peso specifico – un po’ perchè mi sono fatta prendere dai miei studi e dai miei lavori e da una quantità pressochè infinita di riflessioni e spunti; molto perchè sto preparando l’ennesimo trasloco della mia vita (no, tranquilli, stavolta non di blog, ma di casa) e i sentimenti in merito sono tanti e constrastati. L’ultima volta che ho traslocato da una mia casa ad un’altra ero scortata dai vigili del fuoco, indossavo un caschetto da lavoro e ho quasi fatto fuori uno dei miei traslocatori, che aprendo il mio frigo (chiuso da due mesi e mezzo, dopo il sisma) per poco non sveniva, intossicato. L’ultima casa che ho definito “casa mia” attualmente è una struttura semiaperta, con l’intonaco esterno scolorito, il portone sfondato, i radiatori divelti, le pareti esplose, i soffitti crepati, il bagno del piano di sopra staccato di tre centimetri dalla camera.5208_1194271655327_5464453_n In quella casa, da quattro anni, ci entrano solo i topi e gli sciacalli ed entrambi per corrodere, rubare e lasciare escrementi. Non ho più definito nulla casa. Dove sono stata fino ad ora era casa di mia madre, quella dove andrò domani sarà casa in centro – perchè sì, nonostante L’Aquila sia ancora immobile nei suoi puntellamenti, e non abbia un vero centro, io torno lì. Vicino dove sono nata, accanto alla strada dove ho percorso i miei primi passi, le prime corse e le mie più rovinose cadute. Torno lì non per restare. So che il mio tempo in questa città scade ogni giorno di più, però ora devo superare questa paura paralizzante e tornare a dormire e improntare una nuova quotidianità tra le pietre vecchie del centro città. Prima di andare via, di trasferirmi altrove – cosa che mi impegno affinché accada presto – devo tornare a fare pace con quelle case, con il fatto di essere una cittadina del centro di L’Aquila.

Avrò un bel panorama e dei bei coinquilini. Avrò un sacco di amici che verranno a trovarci e sì, anche quella lucetta che uso la notte perchè il buio mi fa sempre troppa paura quando sono qui. Ma vado, domani o al massimo dopodomani vado…a riconquistare il centro e a superare le mie paure, che la strada che ho da fare è lunga ed io sono stata rigettata al punto di partenza troppe volte. Ora si va, gambe in spalla, stivali – che-sono-fatti-per-camminare e obiettivi da raggiungere.

Where there’s a will, there’s a way!

2 pensieri su “These boots are made for walking

  1. Avrei voluto esserci anche io a L’Aquila. Vorrei dirti qualcosa ma ogni frase mi sembra banale e di circostanza, perciò ti dico soltanto che ti mando un bacio e sul mio blog trovi un premio per te🙂

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