Il popolo delle carriole a processo.

Articolo di NewsTown: L’Aquila: portarono carriole in centro storico, ora rischiano l’arresto

Chi non ha vissuto la distruzione della propria città e la volontà politica – ragionata e colpevole – di lasciarla chiusa, morta e ingolfata dalle sue stesse macerie; di tenere lontano dagli occhi dei cittadini lo strazio di un luogo pieno di lamiere, polvere e puzza di muffa, di lasciarli ignari e lontani dalle proprie case con la scusa di volerli proteggere (da cosa? Da chi?) non può capire cosa abbia spinto gli aquilani, tutti gli aquilani, migliaia di aquilani di qualsiasi schieramento politico o culturale, estrazione sociale o patologia post-traumatica, a unirsi e munirsi di carriola, secchiello e guanti per ripulirsi da soli la città che la malavitosa gestione post-sisimica aveva chiuso in attesa di spartizioni. Le lacrime, le risate, gli abbracci, la fatica che per qualche mese hanno animato il centro abbandonato e chiuso e poi quella fiducia di poter cambiare veramente le cose. Tutti, tantissimi. Nonni e nipoti, madri e figlie, primari e inservienti, badanti romene e anziani commossi. Chi non l’ha vissuto non lo sa. Ma in galera ci dovrei finire anch’io e altre migliaia persone con me. Il processo di domani è un’infamia.


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