Trent’anni di Macintosh e quel 1984 che non sarebbe stato “il 1984”.

Sono passati (già) trent’anni da quel martedì 24 gennaio 1984, quando la celebre casa produttrice Apple lanciò al mondo i rivoluzionari personal computer Macintosh, segnando un punto importante come azienda, che negli anni sarebbe diventata leader nel settore dell’informatica. Si sa: i Mac sono stati da sempre belli, intuitivi e con una grafica accattivante; uno stile avanguardistico che ha permesso loro di conquistare un numero sempre più alto di utenti e appassionati, tra i quali mi annovero anch’io. Ma bellezza, praticità e intuitività non sono le sole peculiarità della Apple. La vera caratteristica che si è sempre mantenuta in questi trent’anni è la capacità di essere leader anche nel comunicare i propri prodotti, i propri valori e la propria visione (basti ricordare il famoso “Apple invents the personal computer. Again” apparso solo l’anno precedente). Questa seconda – e non marginale – caratteristica è stata confermata, passando alla storia, due giorni prima di quel famoso 24 gennaio.
Domenica 22 gennaio 1984 l’America era ferma e attaccata alle proprie televisioni per seguire la finale del Super Bowl, quando apparve sui loro schermi uno spot, firmato da un tale Ridley Scott, che ha segnato per sempre la storia della cinematografia pubblicitaria (e non solo) e che oggi, trent’anni dopo celebriamo.


Lo spot è il celebre 1984 – ideato dall’agenzia Chiat/Day, poi divenuta TBWA – che mostra, in un mondo di orwelliana memoria, una biondissima e giovane atleta mentre corre, armata di martello, fuggendo dalla polizia. La ragazza indossa una canottiera bianca, sulla quale è disegnato il modello del personal computer Macintosh che essa stessa rappresenta, e giunta davanti al mega schermo, dal quale il Grande Fratello parla ad una moltitudine anonima di individui, lancia il martello mandando tutto in frantumi. E la frase: «On January 24Th Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like like “1984″». E quindi il messaggio: la macchina in grado di liberare l’uomo dalla macchina.
Inutile discutere sulla potenza mediatica – che ancora oggi non fatichiamo a riconoscere – di questo spot. Eppure le vendite non andarono bene, anzi come ormai è storia andarono decisamente peggio delle prospettive di Jobs e soci. Sappiamo anche che Steve Jobs – padre e luminare dell’azienda – fu costretto a rassegnare le sue dimissioni l’anno seguente, proprio a causa del pessimo rendimento di questa sua invenzione. Vi tornò solo nel 1997 quando il mondo era già stato “invaso dalle macchine” – per la maggior parte erano quelle del suo eterno rivale – e la società di Cupertino non stava andando per niente bene. Di nuovo la TBWA e Jobs, di nuovo uno spot che ha fatto storia. Questa volta però riuscendo a risollevare le sorti della mela morsa e definendo per sempre il Jobs/Apple pensiero: «Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero. Think different.»
Ma questa, come direbbe un famoso presentatore tv, è un’altra storia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...