#withSyria

Triste ricorrenza, quella che sta avendo luogo in questi giorni: i tre anni dall’inizio del conflitto – ma che dico “conflitto” – della guerra che imperversa in Siria.

“Il 6 marzo 2011 a Daraa, in Siria, quindici ragazzini sono stati arrestati e torturati per aver disegnato sul muro dei graffiti antiautoritari. Le proteste che sono scaturite dal loro arresto hanno portato a un’esplosione della violenza in tutto il paese. Le proteste si sono trasformate in una vera e propria guerra civile che ha prodotto 9,3 milioni di profughi”, si legge nella home del sito di Banksy.

Da ieri è su tutti i principali giornali e social network il video – divenuto giustamente virale – #withSyria, che lo street artist inglese Banksy ha realizzato e pubblicato sul suo sito, in onore della popolazione siriana “con compassione, supporto e la nostra voce” come scrive egli stesso nel corto. La sua celebre opera La bambina con il palloncino rosso, ha indossato i panni di una piccola rifugiata siriana e il murale prende vita, diventa un’animazione che mostra gli orrori e la violenza della guerra, ma allo stesso tempo dà un messaggio di speranza e vicinanza.

Non potevo non essere una di quelle voci e uno di quei palloncini che si sollevano in cielo una di quei milioni di cittadini del mondo che vuole gridare ai cittadini siriani, massacrati e fiaccati da tre anni di morte e violenza, “There is alwais a hope”.

withsyria

Kiki de Montparnasse – il cortometraggio

Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora(dall’introduzione a “Souvenirs” di Kiki de Montparnasse, scritta da Hemingway nel 1929).

L’altra sera, navigando con una mia amica sul sito del My French Film Festival (che se amate il cinema francese, vi consiglio di seguire attentamente), ho scoperto un cortometraggio – attualmente in gara per il festival e già pluripremiato in molto altri – che ho amato moltissimo, Mademoiselle Kiki et les Montparnos della regista Amélie Harrault, prodotto da Les 3 Ours.

La figura di Kiki de Montparnasse, come molte altre legate alla Parigi degli anni ’20, l’ho sempre trovata estremamente affascinante, ma mai approfondita davvero, quasi a volerla lasciare avvolta in una nube di mistero. Beh, dopo aver visto questo corto, ho deciso che è tempo di far dissolvere le nubi e approfondire l’argomento, iniziando dal comprare il suo libro. Il video, che trovate a seguito, è in francese non sottotitolato, ma cliccando su questo LINK, potrete acquistare la visione del corto sottotitolato in italiano per (soli) € 0,99.

Non voglio anticipare nulla, vi dico solo che si tratta di un’animazione di 15 minuti circa e che il tocco femminile del racconto è decisamente evidente. Per gli appassionati di arte, della Parigi del secolo scorso e delle icone intramontabili. Da non perdere.

http://videos.arte.tv/fr/videos/mademoiselle-kiki-et-les-montparnos-d-amelie-harrault–7564328.html

Kiki de Montparnasse

BLAM! La rivoluzione parte dal tuo ufficio!

Dieci giorni fa, venerdì 6 dicembre, sono andata al Teatro Manzoni a vedere BLAM! Avrei voluto da subito scrivere due righe in proposito, ma non ho avuto molto tempo e quindi lo faccio ora, tentando di raccontarvi l’irraccontabile, ma tant’è…ci provo.

Partiamo dalla fine: sono uscita da teatro con un sorriso a trentasei denti, piena di adrenalina ed entusiasmo perchè BLAM! – spettacolo danese della compagnia Neander Teater, ideato e diretto da Kristján Ingimarsson – è uno spettacolo che unisce vari generi, dal teatro fisico al parkour passando per il mimo e il teatro acrobatico e oltre ad essere stata l’esibizione rivelazione del Fringe Festival di Edimburgo 2013, è un vero e proprio viaggio adrenalinico e straordinario all’interno dell’immaginario cinematografico e culturale dell’occidente. Dall’apertura del sipario, per l’ora e mezza seguente, ogni spettatore è rapito e ricondotto alla sua infanzia. La sensazione era proprio quella di essere una platea di infanti davanti a delle meravigliose performance pirotecniche. Tutti a bocca aperta, tutti con gli occhi sorridenti e pronti ad applaudire e accompagnare, con le mani, i voli pindarici e reali degli attori sulla scena (sul palco a Milano: Janus ElsigJoen Højerslev, Didier OberleKasper Ravnhøj, non in scena, ma accreditati: Kristján Ingimarsson,
 Lars Gregersen, Eos Karlsson) e si ride, si ride tantissimo.

La storia di BLAM! è semplicissima: siamo in un ufficio qualunque (da qui il sottotitolo “La rivoluzione parte dal tuo ufficio”) e tre impiegati, un po’ annoiati, subiscono le vessazioni e l’invadenza del loro capo che li tiene sotto stretto controllo, così, non appena lui si gira, i tre iniziano a giocare con la fantasia e creare oggetti e mondi nuovi, che pian piano diventano preponderanti. La spillatrice diventa quindi una mitragliatrice, il secchio un cannone, la lampada diventa E.T. e così via fino a modificare completamente la scenografia attorno a loro. La scena, infatti si trasforma insieme alle loro performance e quindi si aprono tramezzi, il fondale si ribalta, si scoprono delle botole, proprio come se fossimo in presenza di una vera battaglia tra supereroi o un videogame in 3d. Tra contenitori dell’acqua umanizzati e matite usate per creare gli artigli di Wolverine, i quattro attori/performer ci trascinano – senza un attimo di respiro – in un mondo fantastico, nel quale possiamo riconoscere una gran parte storia del cinema più popolare: Hulk, le Iene, E.R., Iron Man, Die Hard, Apocalypse Now e ancora… e abbandonarci completamente alla fantasia di noi stessi, bambini, seduti lì a guardare come si può trasformare rapidamente un ufficio nel paese dei balocchi.

Ovviamente, essendo un teatro performativo, non ci sono parole, non servono.

Guardare per credere:

cercate sul loro sito le prossime tappe, perchè dovete, dovete assolutamente vederlo! Nota dolente: temo vi toccherà un viaggio all’estero, che in Italia per ora non sembrano esserci repliche.

Solitude – Black Sabbath

My name it means nothing
My fortune is less
My future is shrouded
in dark wilderness
Sunshine is far away,
clouds linger on
Everything I possessed
now they are gone

O, where can I go to
and what can I do?
Nothing can please me
only thoughts are of you
You just laughted
when I begged you to stay
I’ve not stopped crying
since you went away

The world is a lonely place
you’re on your own
Guess I will go home
sit down and moan
Crying and thinking is all that I do
Memories I have remind me of you.

THE WHIRLINGS – Bhairab Pond

Buon ascolto e buona estate!

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Essenza domenicale

Buongiorno e buona domenica!

Stamattina mi è capitato di riflettere sulla difficoltà, che tutti abbiamo, nel capire veramente appieno i meccanismi che muovono i rapporti umani, quelli amicali e amorosi in modo particolare. Ripenso a tutte le persone che ho trovato lungo la mia strada e quelle che mi sono lasciata alle spalle…sono tante, tantissime, come per tutti voi – miei tredici lettori. E’ accaduto, accade e accadrà ancora… . La verità è che distinguere uomini (e donne) onesti e degni di stima dai miserrimi ed infimi è difficile e spesso si sbaglia. I valori che fondano l’animo di un uomo non sono visibili ad occhio nudo, purtroppo. Crescere forse è anche questo, allenare la vista, accorgersi dei dettgali che a volte rivelano, come una crepa, quello che si cela nel profondo. Quando si capisce di aver preso un abbaglio, imparare ad ammetterlo e tornare indietro. Nessun rapporto è irreversibile, per fotuna.

Corri! (A scaricare il nuovo singolo di Dargen D’Amico)

dargenE’ uscito ieri ed è bellissimo! Cosa? Continua a correre, il nuovo singolo di Dargen D’Amico feat. Andrea Nardinocchi, che precede di qualche settimana il nuovo (e da me attesissimo) album Vivere aiuta a non morire, la cui uscita è prevista per fine aprile [label Giada Mesi, distribuzione Universal].

continua a correreIl brano del nostro “cantautore rap” preferito è disponibile in download digitale su iTunes [Cliccate QUI, grazie] e a breve uscirà anche il video, anticipato da un teaser che potete già trovare su Youtube. Per chi scaricherà legalmente il singolo c’è un bel regalo: una versione speciale mixata da Zen Marque. Chi si nasconda dietro questo pseudonimo, non è dato saperlo (per ora) ma lo stesso Dargen ha scritto, nella sua pagina facebook che si tratta di “uno dei migliori produttori italiani che però ha preferito comparire con uno pseudonimo (che gli ho trovato io per pochi euro) per il timore di perdere clienti/street-credibility accostando il proprio nome al mio: è una storia vera”. – Infatti è una vera bomba.

Per chi fosse “in bolletta” o non volesse scaricarlo prima di averlo ascoltato, vi comunico che il singolo (senza remix) è già su Spotify e quindi potrete sfiziarvi lì, e farvi un’idea.

Fin qui ho scritto quello che qualsiasi altro sito – molto più accreditato di me – poteva dirvi, ma io da qui parto per spendere due righe in più sul tema trattato da questo bellissimo brano, tema a me molto caro: la violenza sulle donne.

E’ un brano questo che esce qualche settimana dopo il giorno di San Valentino, giorno nel quale qualcuno ha pensato bene di sparare alla propria fidanzata, uccidendola; brano che esce nel pieno di un’emergenza sicuramente non solo italiana, ma che qui sta prendendo una dimensione allarmante e dalle tinte che vanno molto oltre il fosco. Dargen ne parla, Riccardo Iacona ne parla, più o meno negli stessi giorni, ed entrambi lo fanno in modo esemplare. A me sta bene anche solo questo: che se ne parli e che ognuno, con i propri strumenti, sollevi il problema.
Ecco perchè ho scritto ancora di Dargen, a poca distanza dal mio primo post su un altro suo brano, perchè sarebbe bello se in tanti scaricassimo e ascoltassimo Continua a correre – che vi giuro, è bellissima- mentre aspettiamo l’uscita dell’album. Ascoltarla di tanto in tanto (non è una canzone leggera, com’è giusto che sia) e ricordarci di affrontare anche argomenti difficili da digerire, nella migliore tradizione rap.
Vi lascio con una frase estratta da Continua a correre:
“Questa è dedicata a ogni donna incattivita, dalla mantenuta alla trattenuta in cattività, non ti chiedo come ti sei fatta quella ferita, so che tanto non mi diresti la verità”.
P.S.:
dipartimento_pari_opportunita

Nostalgia Istantanea

Scrivo di getto, come il ritmo veloce di questo capolavoro. Scrivo veloce e piango. Questa pioggia è così pesante che nasce e muore in un istante.

Ascoltare questo pezzo mi ha quasi uccisa, pugno ben assestato sulla pancia e giù lacrimoni e sorrisi. La nostalgia istantanea, io la conosco bene.

…maneggiare la morte con cautela, va tutto bene, sì, ma non ci credo, non sai prendere la gioia alla leggera, un inguaribile pessimista arrampicato al settimo cielo, lungo una stecca di liquirizia grida “voglio un altro primo giorno di scuola…”

Il mio flusso di coscienza è stato annichilito dal suo. GENIO! Voi che leggete, fatevi prendere per mano e seguitelo, Dargen D’Amico, in questo viaggio onirico…nel suo racconto fantastico. Ma basta con le parole, non aggiungo altro. Domine, non sum digna!

Non sempre chi disprezza compra, spesso chi disprezza, disprezza e basta.

(Potete scaricare l’album QUI, trovare il testo del brano QUI e visitare il suo sito QUI).

P.S. & N.B La sua etichetta è Giada Mesi, ovvero l’etichetta che ha prodotto Andrea Nardinocchi, di cui avevo già proposto un brano in un mio vecchio post.

Nostalgia Istantanea

L’Everest in 3,8 miliardi di pixel – David Breashears

Image shows Khumbu glacier from Pumori viewpoint near Mt. Everest.  (Photo Credit: David Breashears)


L’Everest in 3,8 miliardi di pixel.
Il risultato è un’immagine spettacolare della montagna più alta del mondo e una vera esperienza visiva.
La fotografia è di David Breashears, alpinista, filmaker e fotografo, alla sua quinta arrampicata sul tetto del mondo. Questa foto fa parte di un progetto più ampio, chiamato GlacierWorks realizzato da Breashears, tra gli altri, che mira a mostrare lo stato di conservazione dei ghiacciai dell’Himalaya, gli effetti che ha su di loro il cambiamento climatico e ripercorrere i passi che fecero i pionieri della montagna, aggiungendo documentazioni, con nuove immagini.
L’autore, spiega il Washington Post, per realizzare questa straordinaria immagine, ha unito vecchie fotografie dell’Everest e dei suoi ghiacciai ad altre realizzate più recentemente, per ottenere il risultato di cui possiamo godere tutti.

Per seguire il progetto GlacierWorks, oltre al link del sito, vi lascio i link delle pagine sociali: Twitter, Facebook, Tumblr e Google +.

PER ESSERE VIVA – Avvolte

«Per essere viva non ti basterà respirare» è il ritornello del nuovo singolo degli Avvolte, che tornano, a strettissimo giro, a occuparsi di temi legati al sociale (in questo caso della violenza sulle donne) – dopo l’uscita del video di “Nessuna rete”. 
I due brani sono estratti dall’album “L’essenziale è invisibile agli occhi” che potete trovare scaricabile sul loro sito. Il video di “Per essere viva” esce oggi in anteprima sul sito di XL Repubblica (fonte da cui ho preso la notizia e il link).



video diretto da Francesco Dinolfo.

Ora, so di parlare spessissimo di politica e violenza sulle donne e che preferireste leggere cose più lievi, BUT…ci sono alcuni argomenti che proprio non posso trascurare (purtroppo per voi, questo è uno di quelli) quindi cercherò quanto più possibile di farlo se non con leggerezza, almeno con un pò di Rock.

Postfazione:
Da oggi, 9 gennaio 2013, l’album è ascoltabile sul sito di Rockit.it.
Buon ascolto.