Happy birthday Facebook!

Happy birthday Facebbok!

Per festeggiare i 10 anni di Facebook Mark Zuckerberg & the Facebook team hanno creato la pagina A look back. Voi avete buttato uno sguardo?
Auguri caro Facebook! (Non dimenticando il dark side della faccenda: http://techland.time.com/2014/01/27/how-much-time-have-you-wasted-on-facebook/)

Trent’anni di Macintosh e quel 1984 che non sarebbe stato “il 1984”.

Sono passati (già) trent’anni da quel martedì 24 gennaio 1984, quando la celebre casa produttrice Apple lanciò al mondo i rivoluzionari personal computer Macintosh, segnando un punto importante come azienda, che negli anni sarebbe diventata leader nel settore dell’informatica. Si sa: i Mac sono stati da sempre belli, intuitivi e con una grafica accattivante; uno stile avanguardistico che ha permesso loro di conquistare un numero sempre più alto di utenti e appassionati, tra i quali mi annovero anch’io. Ma bellezza, praticità e intuitività non sono le sole peculiarità della Apple. La vera caratteristica che si è sempre mantenuta in questi trent’anni è la capacità di essere leader anche nel comunicare i propri prodotti, i propri valori e la propria visione (basti ricordare il famoso “Apple invents the personal computer. Again” apparso solo l’anno precedente). Questa seconda – e non marginale – caratteristica è stata confermata, passando alla storia, due giorni prima di quel famoso 24 gennaio.
Domenica 22 gennaio 1984 l’America era ferma e attaccata alle proprie televisioni per seguire la finale del Super Bowl, quando apparve sui loro schermi uno spot, firmato da un tale Ridley Scott, che ha segnato per sempre la storia della cinematografia pubblicitaria (e non solo) e che oggi, trent’anni dopo celebriamo.


Lo spot è il celebre 1984 – ideato dall’agenzia Chiat/Day, poi divenuta TBWA – che mostra, in un mondo di orwelliana memoria, una biondissima e giovane atleta mentre corre, armata di martello, fuggendo dalla polizia. La ragazza indossa una canottiera bianca, sulla quale è disegnato il modello del personal computer Macintosh che essa stessa rappresenta, e giunta davanti al mega schermo, dal quale il Grande Fratello parla ad una moltitudine anonima di individui, lancia il martello mandando tutto in frantumi. E la frase: «On January 24Th Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like like “1984″». E quindi il messaggio: la macchina in grado di liberare l’uomo dalla macchina.
Inutile discutere sulla potenza mediatica – che ancora oggi non fatichiamo a riconoscere – di questo spot. Eppure le vendite non andarono bene, anzi come ormai è storia andarono decisamente peggio delle prospettive di Jobs e soci. Sappiamo anche che Steve Jobs – padre e luminare dell’azienda – fu costretto a rassegnare le sue dimissioni l’anno seguente, proprio a causa del pessimo rendimento di questa sua invenzione. Vi tornò solo nel 1997 quando il mondo era già stato “invaso dalle macchine” – per la maggior parte erano quelle del suo eterno rivale – e la società di Cupertino non stava andando per niente bene. Di nuovo la TBWA e Jobs, di nuovo uno spot che ha fatto storia. Questa volta però riuscendo a risollevare le sorti della mela morsa e definendo per sempre il Jobs/Apple pensiero: «Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero. Think different.»
Ma questa, come direbbe un famoso presentatore tv, è un’altra storia.

Msn è morto, viva Msn!

È proprio vero. Oggi 15 marzo 2013 chiude definitivamente i battenti Msn Messenger, la prima chat “virale” che ha cresciuto noi adolescenti non nati digitali, ma che insieme alle prime sigarette e ai primi amori, abbiamo scoperto anche le prime chattate – e coniato il termine chattare (quando internet era ancora un mondo nuovo e inesplorato e la connessione di una lentezza snervante).Msn

Funzionò così per me: a casa acquistammo un computer fisso da subito e quella scatola magica mi ha sempre attratto molto più dell’altra – quella del tubo catodico – così iniziai a navigare per ore ed ore già dalla metà/fine anni novanta – pagando cifre folli. Non c’era molto online e di siti italiani una vera miseria, per cui il pezzo forte e attrattivo per noi adolescenti erano i giochi online e le chat. I giochi online (già esistevano alcuni di ruolo, piuttosto complessi) erano per nerd persi, che oggi trovate tra i più bravi programmatori e sviluppatori delle maggiori aziende della rete, mentre le chat erano la novità per tutti gli appassionati, molto più pop. Noi ragazzine chattavamo con le compagne di scuola ma anche con perfetti sconosciuti, inventavamo nickname e avatar, ci fingevamo maggiorenni, biondissime, magrissime e simil Claudia Schiffer…perchè? Perchè eravamo adolescenti e in quanto tali, idiote. Navigavo e chattavo, nella mia mansardina con l’ombra dei miei che aleggiava dietro le mie spalle per controllare che-facevo-e-con-chi.

Nel caos della chat più o meno sicure, arriva la prima novità: la chat della Windows che permette di parlare, pardon! chattare con persone che realmente si conoscevano. La révolution! Messenger. Biglietti con “ti vuoi mettere con me?” addio! Struscio sotto i portici del centro per attirare l’attenzione di quel compagno di scuola, spesso invano, addio! Ora, ben protette dallo schermo, potevamo aggiungere nella nostra casella chi volevamo e iniziare una chat, con il ragazzo desiderato, utilizzando una scusa qualsiasi…giorno per giorno, avremmo superato la timidezza e (forse) saremmo state più in grado di lanciarci alla conquista. Ovviamente anche noi eravamo tratte nello stesso tranello e quindi frasi come: “Aaahh! Ma sai chi mi ha aggiunta?” e giù a ridere, erano all’ordine del giorno.

Vi rendete conto? Finalmente potevamo mandare i baci a qualcuno senza baciarlo realmente, ma se lui rispondeva subito con altri due baci era fatta, il bacio vero ci sarebbe stato il sabato seguente!

Passa qualche anno e Messenger cresce e noi con lui, l’usabilità diventa maggiore, di pari passo con la nostra conformazione fisica, la velocità aumenta, come la nostra spigliatezza e pian piano la chat “d’acchiappo” si trasforma nella chat che unisce i cuori lontani. Telefonate da casa (sotto strettissima sorveglianza dei genitori) addio! Messaggini al cellulare che costavano una mattata, addio! Io il mio fidanzato che viveva a Milano, lo sentivo su Msn! E poi ci si lascia e allora quel ragazzo (che è tutt’ora presente nella tua vita) che per un anno di seguito ti ha chiesto di uscire, sentendosi rispondere sempre no, fino ad ottenere quel sì, che tanto voleva, dove e come te lo chiedeva? Ma su MSN, ovvio! Tra un emoticon e il link di una canzone (ormai eravamo nel 2007 e da due anni Youtube, un’altra rivoluzione, ci aveva abituati a condividere musica e video), tra una chattata e un trillo, pian piano si è costruito un amore.

Il mio epilogo con Messenger non sarà oggi, ma risale al 2009. Decisi di chiudere quella parte di vita, quel mezzo fantastico, emblema di croci e delizie e passare su Skype. Più professionale nelle chat e più comodo per le videochiamate. La verità è che quell’anno per me finì un’epoca, una fase della vita e Messenger con lei.

Oggi lo saluto, questo servizio così ricco di significati e ricordi. Lo saluto come si fa con un vecchio amico che se ne va, che ti ha fatto piangere, ridere, arrossire…crescere. Quel che hai creato, caro Msn, lo abbiamo ancora – nelle chat di facebook, nelle videochiamate Skype, nella capacità di condividere emozioni attraverso tasti e link. Tutte quelle parole nuove e orribili tutti i “LOL” che odiavo e odio ancora e la differenza – enorme – che c’è tra un “Ahauahauahu” e un “Eh eh eh” ce l’hai insegnata tu, ne faremo tesoro. 😉

“Ciauuuu!!! ***”

MSN_Emoticons

LA ZARINA HA VINTO IL LIEBSTER AWARD! Evviva Madame La Gruccia!

liebsterblogaward (1)Più di una settimana fa La Zarina (cioè io) insieme ad altri blogger, siamo stati insigniti del premio Liebster Award. Yeah!

La meravigliosa blogger che mi ha onorata del premio – e passato la mano per proseguire la premiazione – è la mia amica di penna Madame La Gruccia. La ragazza tratta (in modo molto accattivante ed ironico) di moda e stile – sono due cose ben distinte, occhio (!) ed è l’unica persona che è riuscita a farmi superare il trauma della non-esistenza di Martina Alice De Carli. Quindi: GRAZIE Angela! Spero di continuare a meritare la tua stima a suon di post.

Ma cos’è il Liebster Award? Questo delizioso premio nasce dall’esigenza di dare un merito e un minimo di visibilità a quei piccoli blog (come il mio) che hanno meno di 200 follower (duecentooo???) e che tentano di raccontare i vari aspetti del mondo con onestà, fantasia, eleganza, bravura e impegno – almeno questa è l’intenzione.

Essendo il mio uno spazio “generalista”, anche i blog da me selezionati andranno a coprire i vari argomenti presenti nella blogosfera. Come sapete, spesso ho definito Where there’s a will, there’s a way una casa e quindi, seguendo questo criterio, ho deciso di assegnare ad ogni blog premiato una stanza, così da creare una immaginifica casa virtuale.

Fatte le dovute premesse e ringraziamenti, passiamo ora alla premiazione (i blog saranno elencati in ordine alfabetico):

Blind Chaos è una cabina armadio sgargiante. Piena di specchi e luci stroboscopiche. E’ la stanza dove le bambine indossano le scarpe verniciate delle madri e i boa delle zie. [Moda]

Dream-Walk-In-Closet-2Bloggaccino è la stanza del camino, dove ci si ritrova con amici e parenti a raccontare storie vere o verosimili, a immaginare paesaggi visti o da scoprire ancora. Tante risate, tanto calore. [Fotografia, racconti]
camino
Le BONPON è la cucina. Una cucina raffinata, un po’ glamour ma mai scontata. Perfetta unione tra gusto ed estetica – e Dio solo sa, quanto le due cose siano per me essenziali. [Ricette]
Kitchen
Fuori Genere è la camera da letto. Luogo dove poter consumare grandi amplessi o sciogliersi in abbracci amicali. Non certo per donnine in rosa che attaccano alle pareti Hello Kitty o Simon Le Bon (senza offesa), ma donne battagliere. Femministe è una parola che non mi convince, ma loro probabilmente si definirebbero così. Tipe toste che combattono e denunciano per i loro diritti e per quelli di chi è meno forte e più oppressa di loro. [Denuncia di genere]

Bedroom

Passionindia è un meraviglioso terrazzo panoramico dal quale poter osservare e apprendere notizie sulla cultura indiana. E’ un terrazzo pieno di libri, cartine, cibi, colori…che consente di apprezzare il viaggio, pur restando ferma, per il tempo di lettura, poi chissà… [Viaggio, cultura, India]

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La Rockeuse è decisamente la stanzetta per le prove, per gli appunti e per la crescita. Dove ogni adolescente (e post adolescente) che si rispetti ha lasciato ricordi indelebili e limonate olimpioniche. Caos, rumore, ironia e battuta pronta. Lei: bionda, giornalista, amante del rock, sulla carta molto simile a me, sul web molto diversa e per questo stimolante. Con un amore comune (scoperto da poco) abbiamo amato intensamente entrambe – e negli stessi anni – Massimo Coppola! [Rock, Life style]

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Sindrome di Snoopy (ha preso 120 decisioni, tutte sbagliate). E’ l’ultimo blog premiato ed è la sala d’ascolto della casa virtuale. Qui si parla di vita, di esperienze piccole e grandi, si condividono passioni, brani musicali, fotografie, post pieni di voglia di comunicare il proprio mondo. La immagino come una sala piccolina, dai colori chiari, i suoni nitidi e poltrone, tappeti, coperte…molta morbidezza e molto sound. [Life style]

listening room

iEtiquette overo il Galateo in tasca (no more excuses)

iEtiquetteiEtiquette è radical chic.

Ad onor del vero è la app più radical chic che abbia e che, al momento, possa venirmi in mente. L’ho scaricata, gratuitamente, un paio di giorni fa, (occhio, resterà gratuita ancora per un non-meglio-specificato breve periodo di tempo) e già so che non potrò farne a meno.

In cosa consiste iEtiquette? E’ un moderno e funzionale galateo in formato application, compatibile con iPhone, iPod touch e iPad . E’ (a dire del suo sviluppatore, Andrea Alessandro Finollo) “la più completa applicazione sul galateo e buone maniere. Una guida indispensabile per chi vuole sapere qual è il comportamento più adeguato da tenere nelle diverse situazioni…” [ha scritto correttamente qual è, quindi ci si può fidare].

In circolazione già dal settembre 2010, ad oggi è al suo quinto aggiornamento, nell’ultimo è stata aggiunta la possibilità di condivisione su Facebook (basta tenere premuto sullo schermo) e condividere le buone maniere con i mostruosi contatti che tutti noi abbiamo dentro e fuori la rete.

All’apertura, la prima suddivisione è in 5 scenari/tipo:

A Tavola

A casa (invitato o padrone)

Matrimonio (invitato o sposi)

Spazi Comuni

Vita Sociale


e ognuno di questi ha delle sottocategorie. Come vedete, la grafica è minimalista, interattiva ed immediata. I contenuti semplici ed espressi in pochissime battute. Entrando poi nelle singole categorie l’argomento si approfondisce sempre più (fino ad arrivare all’immagine di come dovrebbe essere apparecchiata la tavola). Insomma, è un piccolo capolavoro nel mare delle app esistenti, un must have per sè (che ripassare certe attitudini, fa sempre bene) e per chi vuole…come dire…passare dall’essere un diamante grezzo a uno lavorato. 😉

Personalmente aggiungerei una sezione dedicata ai rapporti uomo-donna (o uomo-uomo o donna-donna) nelle quale riscontro quotidianamente lacune imbarazzanti (quando è stata l’ultima volta che qualcuno vi ha aperto la portiera della macchina o aiutata ad indossare il cappotto?).

E’ presente anche un piccolo gruppo su Facebook dedicato a iEtiquette. Qualora voleste scrivere qualcosa allo sviluppatore o intervenire con suggerimenti e consigli il link è QUI.Galateo_monsignor-della-casa

La mia droga si chiama decals

Signore e Signori, dopo quasi due (!) mesi d’attesa, dovuti a una lunga serie di misunderstanding tra me e il nipponico venditore Etsy, oggi è finalmente arrivato il mio nuovo e desideratissimo decal geek!!! Finally! Ora non faccio altro che girare il computer e guardarlo orgogliosa. Aaah! L’ammòre!
My new MacBook decal – geek
Perchè io sia così attratta da decorazioni di questo tipo è facile da intuire: battezzata alla religione Apple e devota del suo Messia, Steve Jobs da tempo immemore (da quando quasi nessun programma era compatibile con gli apparecchi Windows e viceversa) + passione per la tecnologia in generale + passione per la comunicazione + passione per la grafica e il design = malattia vera e propria per tutto quanto possa decorare, infiocchettare, proteggere, trasportare, coprire e ovviamente valorizzare i miei gioiellini della mela morsa.
 
Dove potete trovare il vostro decal preferito? 
Se nei principali siti di e-commerce non trovate nulla di veramente accattivante (difficile), provate a fare un salto su DecalsForMacBooks.com, ce ne sono davvero tantissimi e potrete scegliere il vostro motivo o personaggio preferito. Troverete da Darth Vader a Muhammad Ali, passando per le riproduzioni dei lavori di Banksy e i supereroi Marvel o cartoni Disney…insomma ce n’è per tutti i gusti e tutte le religioni.
 
Ma non potevo chiudere questo post senza parlarvi di uno dei maggiori – almeno per risonanza mediatica – estimatori dei suddetti decals: Mr President Obama. A seguito foto-testimonianza: 


Il nostro ha scelto per il suo laptop personale un classico degli anni ’80 PacMan. Il che ci fa subito pensare a quanto – lui che aveva una ventina d’anni all’epoca – ci abbia giocato nel periodo del college (come tutti gli altri suoi coetanei nel mondo) ed eccolo entrato nell’immaginario collettivo come “uno di noi” – seee vabè ciaaao – . E’ molto interessante il nostro Mr President, perchè lui con i decals ha un doppio, anzi triplo legame. – o almeno così ritengo:


1) ne possiede, come dicevamo.
2) sono stati adottati dai suoi supporters durante l’appena trascorsa campagna presidenziale:

 
 
3) E’ finito anche lui – la sua immagine – tra i decals: 

 
Magnificent the President!
I decals hanno quindi il loro promoter a cinque stelle – anzi cinquanta!
 
In fondo questi ogettini non sono altro che decorazioni che personalizzano e rendono più allegri gli strumenti con i quali lavoriamo tutti i giorni – e ci lavoreremo sempre di più – e quindi, perchè non farlo anche lui? E non utilizzarli per avvicinarsi ancora di più al mondo che – nonostante abbia sempre meno spazio da dedicare al futile – lo cerca e nonostante non sia americano, adora la nostra nuova icona pop contemporanea?
 
 
Se avete da suggerire siti e link che trattano l’argomento geek, i vostri suggerimenti saranno graditi e inseriti, appena possibile.