La favola della rana e lo scorpione. Allegoria, portami via.

Uno scorpione doveva attraversare il fiume; così non sapendo nuotare, chiese aiuto alla rana: – «Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda» disse con voce sinuosa. La rana rispose: «Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!?»«Per quale motivo dovrei farlo?» – incalzò lo scorpione – «Se ti pungessi tu moriresti e io annegherei con te!» – La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
A metà del tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto.
«Lo so che moriremo entrambi, ma io l’ho fatto perchè sono uno scorpione…» – rispose lui «è la mia natura!».

E voi quante rane e quanti scorpioni conoscete? Quante volte siete stati l’una o l’altro?
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L’amore ha i tempi del colera.

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L’amore, come la celebre malattia, risulta piuttosto diffuso nel mondo ed è, ad oggi, impossibile estirparlo.

Il colera, come l’amore, ha origini sconosciute e nonostante gli anni di studi in materia, l’epidemologia non ha portato risultati soddisfacenti; infatti il modo in cui si diffonde, e alcuni passaggi e nessi tipici della malattia (e dell’amore) restano oscuri ai più.

L’amore è sicuramente apparso prima del colera, di cui si fa risalire la scoperta al 1854 circa, per cui il numero di vittime è necessariamente superiore.

L’origine della parola Colera deriva dal greco choléra (cholé= bile) e indica la malattia che scarica con violenza gli umori del corpo e lo stato d’animo [non aggiungo altro].

L’origine della parola Amore non è certa, i più romantici sostengono al teoria dell’ [a-mors] di derivazione latina; i più pragmatici [camare] di origine indoeuropea. Neanche su questo punto c’è un accordo, quando si parla di amore, figurarsi sul resto, che viene a seguito…

La sintomatologia, devo dirlo, è entusiasmante: crampi addominali, nausea, vomito, diarrea, ipotensione, tachicardia, tachipnea (respiro veloce) e comunque ogni manifestazione è assolutamente personale e variabile. Di che parlavo?

Sì, oggi va così, è giornata “pessimismo e fastidio”, ora vado a meditare, domani passerà.

Oversharing

Cos’è davvero importante: quello che è vero o quello che ci raccontiamo, convincendoci sia vero? La verità oggettiva o la verità narrativa? Ma poi la verità oggettiva esiste realmente o è anch’essa una nostra invenzione, una sovrastruttura che creiamo per avere dei punti cardinali? Se il bello e il giusto sono nettamente definibili, perché allora non sono evidenti a tutti? Se invece il bello fosse altre volte anche ingiusto e il giusto brutto? Può essere…e sarebbe un problema, mi sembra chiaro, ma potrebbe essere. Ma allora…dai problemi conviene fuggire o affrontarli? Se fuggire come? Raccontandosi mille realtà alternative o più “normalmente” superandoli con nonchalance? Affrontarli in che misura? Dandosi motivazioni convincenti e imponendosi rigore o andandoci giù pesanti come solo le dive del melodramma sapevano fare? Pesantezza o leggerezza…stando attenti alla risposta: Kundera docet e se non bastasse…un gomitolo di polvere è leggero un kilo d’oro pesante. Dilemmi.