Zerocalcare: Il terrorismo e gli universi paralleli.

ZerocalcareTre strisce di Zerocalcare su Terrorismo e universi paralleli, per Chiara Claudio Mattia e Niccolò, che io ho ritenuto giusto postare sul blog, condividendo appieno il pensiero e la battaglia del movimento No Tav e ritenendo gravissime e assolutamente fuori misura le accuse mosse a loro carico – e quindi trovando incredibile la detensione dei quattro manifestanti.

Annunci

Il popolo delle carriole a processo.

Articolo di NewsTown: L’Aquila: portarono carriole in centro storico, ora rischiano l’arresto

Chi non ha vissuto la distruzione della propria città e la volontà politica – ragionata e colpevole – di lasciarla chiusa, morta e ingolfata dalle sue stesse macerie; di tenere lontano dagli occhi dei cittadini lo strazio di un luogo pieno di lamiere, polvere e puzza di muffa, di lasciarli ignari e lontani dalle proprie case con la scusa di volerli proteggere (da cosa? Da chi?) non può capire cosa abbia spinto gli aquilani, tutti gli aquilani, migliaia di aquilani di qualsiasi schieramento politico o culturale, estrazione sociale o patologia post-traumatica, a unirsi e munirsi di carriola, secchiello e guanti per ripulirsi da soli la città che la malavitosa gestione post-sisimica aveva chiuso in attesa di spartizioni. Le lacrime, le risate, gli abbracci, la fatica che per qualche mese hanno animato il centro abbandonato e chiuso e poi quella fiducia di poter cambiare veramente le cose. Tutti, tantissimi. Nonni e nipoti, madri e figlie, primari e inservienti, badanti romene e anziani commossi. Chi non l’ha vissuto non lo sa. Ma in galera ci dovrei finire anch’io e altre migliaia persone con me. Il processo di domani è un’infamia.


Follow on Bloglovin

True Love, true massacre.

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende…»

Lo screenshot parla da sè. La grande Yoko Ono ha voluto scuotere ancora una volta le coscienze dell’umanità, prendendo una posizione categorica contro l’utilizzo troppo diffuso e leggero delle armi da fuoco, in America. Lo ha fatto, numeri alla mano, nel giorno del suo anniversario di matrimonio con John Lennon, utilizzando l’immagine dei suoi occhiali insanguinati, lo ha fatto con una dichiarazione d’amore eterno che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Per conto mio, cappello alla mano: solo tanto rispetto e solo tanta gratitudine.

Io non voterò

Io, per la prima volta in vita mia, non voterò. Non perché penso che siano tutti uguali. In vero penso che ognuno ha già ampiamente mostrato di essere orripilante a modo suo. Non voterò perché non voglio cedere al ricatto morale di una legge insidiosa che concede un diritto, imponendo allo stesso tempo anche un dovere…che è una vera contraddizione in termini. Non voterò perché ho perso con la politica; la politica ha perso con l’Italia; l’Italia ha perso con L’Aquila; L’Aquila ha perso con la ricostruzione mancata e con i suoi citadini – e quindi con me- e guardandomi intorno vedo solo macerie e zero futuro. Non voterò perché sono tranquilla sapendo che Berlusconi non ha nessuna possibilità di ri-vincere – anche se continua ad essere il più elevato rappresentante del popolo italico e della sua mentalità scimmiesca e pecoreccia – e perché penso che Monti sia (non uguale) differentissimo e in maniera sostanzialmente antitetica, egualmente pericoloso per la nostra nazione. Non voterò perché Bersani è a capo di un partito che mi è nemico, capace solo di mostrare i muscoli ai nani. Schiacciatemi pure, io che sono una semplice cittadina, ma troverete sempre qualcuno più grande e forte di voi e vi piegherete e vi accorderete perché siete il peggio che l’Italia ha potuto unire delle sue due prime repubbliche. Non voterò capipopolo cafoni e pericolosi che mi fanno orrore e non voterò magistrati che continuano di fatto ad avere, nello stesso momento, i piedi in due poteri differenti.
Io tristemente non voterò perché ho perso la fiducia di cambiare l’Italia col voto, non voglio sentire storie trite e ritrite. Io ho perso, ma anche voi, politici e schieramenti. Non finirò in un CDA gestito da uno dei vostri partiti…pazienza, ma domani farò quello che più si addice alla mia posizione attuale: rinuncerò a un diritto e a un dovere. Che molti di quelli che sederanno sugli scranni parlamentari, molti futuri Onorevoli non hanno idea di cosa voglia dire: RINUNCIARE A UN DIRITTO, conoscono solo la seconda parte, quella del dovere.

Il 15 dicembre a mezzanotte, circa.

Uno (il 15 dicembre, a mezzanotte circa, di 43 anni fa) cadde “accidentalmente” o “si suicidò” gettandosi da una finestra aperta al quarto piano della Questura di Milano; per un altro (ieri) hanno decretato che egli è morto di fame e di sete dopo essersi fatto un “mini tour” a Regina Coeli.
L’Italia è il Paese perfetto per gli abitudinari (oltre che per gli sbirri pazzi e violenti): nulla cambia, mai.
Con questa desolata constatazione voglio iniziare il mio pensiero e il mio ricordo di Giuseppe (Pino) Pinelli, un uomo che mi hanno sempre raccontato – e ho imparato a conoscere, con le mie letture – come un buono, un compagno, un anarchico retto e giusto, un figlio, un marito e un padre, un ferroviere…onesto. [Rimando a questo LINK per una bibliografia essenziale sul Pinelli].

A seguire un bellissimo video di un gruppo di lavori dello spettacolo (tra cui si riconoscono Gian Maria Volonté e Renzo Montagnani) che mettono in scena le tre ipotesi ufficiali venute fuori dopo la morte di Pino Pinelli.


Per l’altro, per Stefano Cucchi , spero e voglio credere che questa sentenza orrenda e ingiusta, non sia la parola fine; non sia l’atto prima del dimenticatoio e la sorella Ilaria ha davvero tutta la mia stima e il mio supporto, per quanto possano servirle. Mi auguro che questo ennesimo (ed eclatante) morto di botte, morto di tortura e morto di ignavia del personale medico, che doveva curarlo e invece l’ha lasciato morire, sia motivo di riflessione per TUTTI gli italiani, per coloro i quali la libertà e il rispetto della persona vengono prima di ogni cosa. 

Il mio è un invito alla riflessione e alla ribellione. E’ un invito a individuare il male come tale, anche se questo spesso veste i fuorvianti abiti delle divise dello Stato e in virtù di quello Stato e della sua sicurezza compie le peggiori efferatezze. E’ un invito a chiedere verità e giustizia, anche quando questa non ci riguarda personalmente, perchè devessere un diritto di tutti, anche e soprattutto degli ultimi, di “un tossico”, come lo hanno definito. In fondo credo che il Pinelli avrebbe pensato la stessa cosa.
Proseguo con la trascrizione della lettera aperta che numerosissimi intellettuali, giornalisti e attivisti italiani scrissero al settimanale L’Espresso, pubblicata nel 1971 ma ancora profondamente attuale:
« Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice. Chi doveva celebrare il giudizio, Carlo Biotti, lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale, Michele Lener, vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione.
Oggi come ieri – quando denunciammo apertamente l’arbitrio calunnioso di un questore, Michele Guida e l’indegna copertura concessagli dalla Procura della Repubblica, nelle persone di Giovanni Caizzi e Carlo Amati – il nostro sdegno è di chi sente spegnersi la fiducia in una giustizia che non è più tale quando non può riconoscersi in essa la coscienza dei cittadini. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione.
Una ricusazione di coscienza – che non ha minor legittimità di quella di diritto – rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni. Noi chiediamo l’allontanamento dai loro uffici di coloro che abbiamo nominato, in quanto ricusiamo di riconoscere in loro qualsiasi rappresentanza della legge, dello Stato, dei cittadini»
Toni forti e altisonanti, visti dal 2012, ma sì: bisogna ricusare chi non è degno di ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato. Perchè quei ruoli esistono in virtù dei cittadini, senza i quali la legge non avrebbe senso d‘esistere.
Così, oggi, voglio ricordare Pino Pinelli; con una storia molto diversa dalla sua, ma allostesso tempo molto simile. Molto diversa da quella di Federico Aldovandi o di Carlo Giuliani, ma così simile… con quella frase che coniammo ai tempi della scuola:  l’omicidio è Stato.
Giuseppe Pinelli

[Un ringraziamento particolare al mio amico Jacopo che mi ha fatto scoprire questo bellissimo video].

Sfogo domenicale

Mentre Monti si dimette, Berlusconi torna, Ferruccio De Bortoli scrive pezzi stucchevoli sul fatto che Monti si dimette e Berlusconi torna; ieri è stata uccisa l’ennesima donna dal proprio ex, che aveva denunciato per 3 volte negli anni precedenti. Ed è la numero…? 118? E i lavoratori che muoiono ogni giorno? A che numero siamo arrivati? Quante sono le persone morte SUL lavoro o DI lavoro? Quante e quanti ancora moriranno di miseria, umana, economica e sociale, dovuta anche all’attuale stato di crisi (dei poveri, che i ricchi stanno solo un pò peggio)? Chi paga davvero il prezzo di tutto ciò? Ma noi siamo qui, in questa fredda domenica invernale e “piangiamo” per Monti che si dimette e Berlusconi che torna… ah! Questo si, caro De Bortoli e cari giornalisti italiani, è avere il polso della nazione!

Election Day 2012

Aspettando l’esito del voto americano, io, nel mio piccolo, faccio il tifo con questa bellissima foto e con la lettera (trovate il link nell’immagine) che la regina di stile Beyoncé Knowles ha scritto, nel suo sito ufficiale, per il Presidente Obama.
Forza americansss! Fateci contenti!

P.S. potrebbe interessarvi anche il carteggio tra Miss Beyoncé e la First Lady Michelle Obama.
Stando a Vogue.it, pare che si stimino molto le due pantere born in the USA.