Grandi gesti contro #Grandirischi

Ieri, in aula (per la sentenza di appello del processo ai componenti della commissione Grandi rischi), sono capitata per caso vicino ad alcuni familiari delle vittime. C’era un padre che teneva saldamente il braccio sulla spalla di suo figlio, come se stesse tenendo sù il mondo intero (hanno perso madre e sorella) e c’era una famiglia composta da padre, madre e figlia (a loro mancavano all’appello i nipoti e la nuora). I genitori erano evidentemente in là negli anni: la madre bellissima…bionda con gli occhi truccati, sembrava una Brigitte Bardot con il caschetto, la figlia un po’ più grande di me, bionda anche lei, bella anche lei, sorridente e gentile nei modi. Il padre, un uomo anziano, sembrava un po’ dimesso, probabilmente stanco. Ad un tratto ci informano che entro dieci minuti sarebbe uscita la corte, davanti a noi c’era un muro di giornalisti e telecamere che impedivano la vista, così quest’uomo, senza dire niente a nessuno, posa un fazzoletto di stoffa sulla sedia e sale con entrambi i piedi sul fazzoletto, con un balzo rapidissimo, per vedere in faccia la corte, nel momento della sentenza. La moglie e la figlia, assistendo alla scena, ridono. È rimasto lì, in piedi sulla sedia, per venti minuti, aspettando prima e ascoltando poi la sentenza che assolve 6 su 7 imputati per la morte, tra gli altri, dei nipoti. È rimasto sulla sedia come avrebbe fatto un Robin Williams o un ragazzino, con un’energia e una forza che mai avrei attribuito a un uomo di ottant’anni. Dopo la sentenza si è avvicinato a me – che piena di vergogna, piangevo – e mi chiede di aiutarlo a scendere. Subito gli porgo il mio braccio e insieme alla figlia, lo aiutiamo a venir giù.

Oh capitano, mio capitano!

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A volte ritornano

Sì, sono passati così tanti mesi dall’ultimo post, che un po’ mi vergogno. Pensate che è cambiata l’interfaccia per la scrittura su wordpress ed io non lo sapevo, me ne sto accorgendo solo adesso. Come diceva qualcuno: nel mentre ho vissuto. Sono accadute molte cose, belle e brutte che vi racconterò meglio – e con dovizia di particolari – in seguito, ma riassumendo moltissimo:

  • mi sto trasferendo da Milano a Roma (aaahhhh! sacrilegio!)
  • sono sempre innamorata e felice con il mio compagno
  • ho passato un’estate intera ammalata, con una settimana di permanenza a malattie infettive al Sacco di Milano (ma per fortuna non era tifo, come sospettavano e l’ebola era ancora un non-problema per gli euopei, relegato al continente africano)
  • sto passando un autunno soleggiato e caldo – e continuo a pensare che il clima si sia modificato per farmi godere almeno un po’ di sole – e, tanto per cambiare, sto riorganizzando un bel po’ di cose della mia vita professionale e personale.

Tutto cambia perché nulla cambi. 🙂

Vi lascio con un discorso di Bob Kennedy che ascoltavo questa mattina. Sì, io a volte al mattino, ascolto i discorsi di Kennedy (Bob, ché noi siamo sempre dalla parte di Spessotto) perché sono bellissimi, ogni tanto ci si commuove anche e poi si notano piccole cose, come un senatore degli Stati Uniti d’America che ringrazia i suoi ascoltatori a fine discorso. Piccole cose.

Facciamo il punto

E’ passato più di un mese dal mio ultimo post: vergogna! Un mese nel quale è accaduto di tutto, ho lavorato molto, ho traslocato – come sapete – e mi sono ritrovata con neanche un momento libero da dedicare al blog. In aggiunta a questo mi sono posta molte domande sull’esistenza stessa di Where there’s a will: “Che apro a fare un blog, se non sono una studiosa che parla di letteratura, di cinema d’essai o di Odin Teatret, in maniera approfondita e inserita all’interno di un ampio discorso intellettuale?” oppure: “Cosa posso apportare alla blogosfera con le mie storie scritte?” o anche: “Che utilità può avere un blog personale e generalista, come il mio, inserito in un mondo di blog personali e generalisti?”, ecc…
La risposta è semplice e lapidaria: nessuno. Nessuna migliorìa alla blogosfera (anzi, un po’ di traffico in più), nessun apporto di vera caratura, in un mondo del web italiano che vanta la presenza di blog come quelli di Paolo Nori, Minima et Moralia, Finzioni, ecc… o di taglio giornalistico specifico come La 27a Ora o i molti e interessanti blog di viaggio o di cucina…e via discorrendo. Domine non sum digna! Nessuna visione nuova ed originale verrà proposta abitualmente qui, salvo qualche agognata e fulminea illuminazione di un momento. Molto probabilmente nessuno scoop vedrà qui il suo primo lancio nel web…eppure questo blog c’è e qualcuno (sempre voi, miei tredici affezionati) lo legge, lo commenta, passa qualche tempo a scovare tra le righe pezzi di me, che scrivo.
Umiltà dunque. Umiltà e determinazione, nel portare avanti questo piccolo contenitore. Autocritica per poterlo migliorare ogni giorno di più, arricchendolo di spunti, riflessioni e parlando di quello che ritengo interessante e meritevole di attenzione.
Io non sono migliore o diversa da qualsiasi mio coetaneo italiano che vive questi anni con pochi soldi, un passato non troppo lungo alle spalle (più o meno tormentato) e un futuro composto da tanti sogni impilati su una mensola polverosa, messi lì come vasi di vetro soffiato pronti a frantumarsi o a diventare dei pezzi forti, da collezionare e mostrare con orgoglio. Non sono diversa da quelli che si alzano ogni mattina e sanno che dovranno combattere…e sì, lo fanno anche comunicando il loro mondo al mondo che comunica a sua volta; per sentirsi più vicini a suon di tweet, per sentirsi meno soli tra gli account di facebook e per sentirsi una generazione tra le pagine di LinkedIn.
Un mio amico regista e fotografo, l’altra sera, ha fatto una lunghissima dissertazione sull’inutilità di Instagram e sulla pericolosità del suo far supporre che tutti possano fare foto simil-artistiche e che trovarsi davanti un secchio della spazzatura, avendo un iPhone in mano e filtrarlo con il Myfair, potrebbe fare di quello un ready-made e di noi dei novelli Duchamp. [Non ha detto proprio così, ma io ne reinterpreto il senso].
Ecco, Diego ha colto un punto vero e incontrovertibile: tutto ciò va riposizionato in un’ottica di realtà. Un secchio, filtrato Myfair, resta un secchio. Una foto che lo ritrae resta la foto di un oggetto puzzolente che tutti conosciamo, filtrato da un mezzo che ci dà a disposizione 20 possibili variazioni e non una di più. Per fare quella foto noi abbiamo usato solo un dito e due occhi, abbiamo selezionato il soggetto e deciso quale colore e sfumatura dargli, punto. Allo stesso modo: io non sono una blogger professionista, sono pochi mesi che mi sono approcciata a questo mondo e stento a credere che ci siano davvero blogger di professione. Se è così, beh…mi piacerebbe diventarlo, crescendo anche tra queste pagine. Ma come il mio amico ricordava per instagram…un secchio filtrato resta un secchio. Cercherò quindi di raccontarvi di me, della mia vita, delle mie passioni e dei miei interessi, filtrando nella texture del blog, ma mai proponendovi secchi per Ready-made.

Introduzione

Considerando i pochi traslochi fatti nella mia vita, ho deciso che appena sarà possibile, traslocherò la mia nuova avventura – si, un blog può essere una nuova avventura – qui. Stesso nome del mio blog attuale: Where there’s a will, there’s a way. ma diverso l’approccio.

In fondo una casa si chiama sempre “casa”, che sia la prima da studentessa fuori sede (fatto), la seconda, da lavoratrice ai primi passi nella vita adulta (fatto) o un cumulo di macerie [ah! le macevie! ah! che desolazione!], da dover ricostruire (si, anche questo: fatto!). Per cui cari futuri 13 lettori, portate pazienza e portate anche attesa e curiosità, portate domande, richieste e tanti, tantissimi spunti, che qui prima o poi ci sbarcherò anch’io e ne scriverò e leggeremo delle belle! (L’idea è quella) Yeah!

Ci sto lavorando su…

Charles Ebbets Lunch atop a skyscraper

Lunch atop a Skyscraper – Charles Ebbets 1932

…abbiate fede…

The Last Supper - Brigitte Niedermair 2005

The Last Supper – Brigitte Niedermair 2005

…che la preparazione, il trucco e parrucco non sono cose da femminucce.

Autoritratto - Urs Lüthi 1970

Autoritratto – Urs Lüthi 1970

A presto dunque.

Vademecum per gli abitanti delle zone a rischio sismico (cioè tutta l’Italia).

Contravvengo, in questo post, a quello che avevo deciso essere la linea del bog: NON trattare il tema terremoto. Ma poi ho capito che…

Zaino
Leggo ora dal nuovo comunicato di Giampalo Giuliani (l’uomo che avrebbe “previsto” il terremoto del 6 Aprile 2009) che il gas radon, nella zona dell’aquilano, è in aumento e potrebbe esserci quindi una buona possibilità del manifestarsi di scosse udibili dalla popolazione.
Ora non sono qui per aprire e chiudere sterili dissertazioni circa l’esattezza o assurdità delle teorie del suddetto, anche perchè non ho nessuno strumento – al di fuori del mio vissuto, che però è soggettivo e non scientifico – per esporre o prendere posizioni in merito. Ne approfitto però per fare qualcosa che può fare bene a tutti – aquilani, emiliani, calabresi, lucani o siciliani – il vademecum dell’abitante delle zone a rischio sismico (cioè tutta l’Italia).
Fare attenzione a piccole accortezze che possono salvarti…la vita!
Innanzitutto in periodi in cui si percepisce un pericolo di questo tipo, dormite con una tuta da casa, al posto del pigiama e lontano da scaffali con libri o soprammobili.
Uno, due, tre.
1) Scegliete un paio di scarpe calde e comode (senza tacchi, senza lacci o simili), che potete indossare in meno di 5 secondi e mettetele accanto al letto.
2) Sul comodino accanto a voi, mettete una torcia eletttrica. Se siete veramente cagasotto come me, andate da Decathlon e comprate la mini torcia ricaricabile da attaccare come portachiavi e lasciatela in borsa. Se volete fare i professionisti, la lampada da campeggio sarà la vera svolta che vi cambierà tutto.
3) Prendete uno zaino o una sacca (meglio lo zaino perchè di più semplice trasporto) e mettete al suo interno:
• una coperta
• una felpa
• una bottiglia d’acqua a persona
• carta igienica, fazzoletti, salviette umide, lenti a contatto giornaliere
• assorbenti (potrebbe tornarvi improvvisamente il ciclo o in casi più gravi può essere utile per tamponare eventuali ferite)
• asciugamani di carta
• CEROTTI E MEDICINE (importantissimi)
• biscotti a lunga scadenza e scatolette di latta (tonno e altre bestiole simili)
• cioccolata (fonte di energia e di endorfine)
• PILE (importantissime)
• adattatori e multipresa
• CARICABATTERIE (importantissimo)
• accendini e coltellino multiuso.
Se abitate in una casa con cancello e garages elettrici, preoccupatevi di mettere le chiavi per sbloccare i meccanismi in un posto dove potrete prenderle facilmente.
Inutile dire che dovete farvi un eventuale piano di fuga interno alla vostra abitazione (no scale, no ascensore, mettersi vicino ai muri portanti – quelli più spessi – lontano da finestre, specchi, sportelli o vetrine. Perfetto sotto un tavolo massiccio) e, una volta fuori sapere dove sono le AREE DI ATTESA, quelle cioè destinate a raccogliere la popolazione, in caso di rischio sismico. Per L’Aquila le trovare elencate in questo articolo: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Salgono-a-71-aree-di-attesa-in-caso-di-rischio-sismico/35713.htm
So che tutto ciò può sembrare da un lato allarmistico e dall’altro banale, ma è bene scrivere e ripetersi queste semplici nozioni, perchè possono rivelarsi davvero utili a salvarci…il culetto.
C’è poco da fare, viviamo in una Nazione sismica e molti in città a grande rischio sismico, come la storia recente ci insegna. E’ bene quindi che i cittadini per primi si facciano autoformazione, che sappiano cosa avere e dove andare, quale percorso prendere e quale evitare.
Un’ultima cosa, ma questa è una mia nota personale che può anche non essere presa in considerazione: se qualche scienziato che ha deciso di sottostare al Protettore Civile di turno, vi dice di stare tranquilli e bervi un Montepulciano voi prima toccatevi e fate le macumbe e poi preparate il sacco a pelo per dormire fuori! Eehhehe.
Mi sembrava giusto scrivere queste poche righe sull’argomento perchè spero che possano essere d’aiuto a chi vi si imbatterà, da oggi in poi. Informarsi e formarsi è il primo passo per la propria e altrui sicurezza.

Se vi viene in mente qualcosa che a me è sfuggito, sentitevi liberi di aggiungerlo.