A volte ritornano

Sì, sono passati così tanti mesi dall’ultimo post, che un po’ mi vergogno. Pensate che è cambiata l’interfaccia per la scrittura su wordpress ed io non lo sapevo, me ne sto accorgendo solo adesso. Come diceva qualcuno: nel mentre ho vissuto. Sono accadute molte cose, belle e brutte che vi racconterò meglio – e con dovizia di particolari – in seguito, ma riassumendo moltissimo:

  • mi sto trasferendo da Milano a Roma (aaahhhh! sacrilegio!)
  • sono sempre innamorata e felice con il mio compagno
  • ho passato un’estate intera ammalata, con una settimana di permanenza a malattie infettive al Sacco di Milano (ma per fortuna non era tifo, come sospettavano e l’ebola era ancora un non-problema per gli euopei, relegato al continente africano)
  • sto passando un autunno soleggiato e caldo – e continuo a pensare che il clima si sia modificato per farmi godere almeno un po’ di sole – e, tanto per cambiare, sto riorganizzando un bel po’ di cose della mia vita professionale e personale.

Tutto cambia perché nulla cambi. 🙂

Vi lascio con un discorso di Bob Kennedy che ascoltavo questa mattina. Sì, io a volte al mattino, ascolto i discorsi di Kennedy (Bob, ché noi siamo sempre dalla parte di Spessotto) perché sono bellissimi, ogni tanto ci si commuove anche e poi si notano piccole cose, come un senatore degli Stati Uniti d’America che ringrazia i suoi ascoltatori a fine discorso. Piccole cose.

Levante – Alfonso

Poco tempo per scrivere in questi giorni, miei cari tredici lettori, ma vi penso spesso e rifletto molto sui prossimi passi da fare per me e per il mio blog.

Vi lascio questa splendida canzoncina (si fa per dire, canzoncina) della cantautrice siculo-torinese Levante, che descrive perfettamente il mio attuale stato d’animo – oltre che la mia notoria idiosincrasia per il divertirsi a tutti i costi che impazza sulla nostra generazione di festaioli precari e ubriachi.

Vi saluto dicendovi che sto facendo alcune cose molto carine in questi giorni, cose di cui vi parlerò con più calma, appena possibile.

Buon ascolto e a presto!
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Facciamo il punto

E’ passato più di un mese dal mio ultimo post: vergogna! Un mese nel quale è accaduto di tutto, ho lavorato molto, ho traslocato – come sapete – e mi sono ritrovata con neanche un momento libero da dedicare al blog. In aggiunta a questo mi sono posta molte domande sull’esistenza stessa di Where there’s a will: “Che apro a fare un blog, se non sono una studiosa che parla di letteratura, di cinema d’essai o di Odin Teatret, in maniera approfondita e inserita all’interno di un ampio discorso intellettuale?” oppure: “Cosa posso apportare alla blogosfera con le mie storie scritte?” o anche: “Che utilità può avere un blog personale e generalista, come il mio, inserito in un mondo di blog personali e generalisti?”, ecc…
La risposta è semplice e lapidaria: nessuno. Nessuna migliorìa alla blogosfera (anzi, un po’ di traffico in più), nessun apporto di vera caratura, in un mondo del web italiano che vanta la presenza di blog come quelli di Paolo Nori, Minima et Moralia, Finzioni, ecc… o di taglio giornalistico specifico come La 27a Ora o i molti e interessanti blog di viaggio o di cucina…e via discorrendo. Domine non sum digna! Nessuna visione nuova ed originale verrà proposta abitualmente qui, salvo qualche agognata e fulminea illuminazione di un momento. Molto probabilmente nessuno scoop vedrà qui il suo primo lancio nel web…eppure questo blog c’è e qualcuno (sempre voi, miei tredici affezionati) lo legge, lo commenta, passa qualche tempo a scovare tra le righe pezzi di me, che scrivo.
Umiltà dunque. Umiltà e determinazione, nel portare avanti questo piccolo contenitore. Autocritica per poterlo migliorare ogni giorno di più, arricchendolo di spunti, riflessioni e parlando di quello che ritengo interessante e meritevole di attenzione.
Io non sono migliore o diversa da qualsiasi mio coetaneo italiano che vive questi anni con pochi soldi, un passato non troppo lungo alle spalle (più o meno tormentato) e un futuro composto da tanti sogni impilati su una mensola polverosa, messi lì come vasi di vetro soffiato pronti a frantumarsi o a diventare dei pezzi forti, da collezionare e mostrare con orgoglio. Non sono diversa da quelli che si alzano ogni mattina e sanno che dovranno combattere…e sì, lo fanno anche comunicando il loro mondo al mondo che comunica a sua volta; per sentirsi più vicini a suon di tweet, per sentirsi meno soli tra gli account di facebook e per sentirsi una generazione tra le pagine di LinkedIn.
Un mio amico regista e fotografo, l’altra sera, ha fatto una lunghissima dissertazione sull’inutilità di Instagram e sulla pericolosità del suo far supporre che tutti possano fare foto simil-artistiche e che trovarsi davanti un secchio della spazzatura, avendo un iPhone in mano e filtrarlo con il Myfair, potrebbe fare di quello un ready-made e di noi dei novelli Duchamp. [Non ha detto proprio così, ma io ne reinterpreto il senso].
Ecco, Diego ha colto un punto vero e incontrovertibile: tutto ciò va riposizionato in un’ottica di realtà. Un secchio, filtrato Myfair, resta un secchio. Una foto che lo ritrae resta la foto di un oggetto puzzolente che tutti conosciamo, filtrato da un mezzo che ci dà a disposizione 20 possibili variazioni e non una di più. Per fare quella foto noi abbiamo usato solo un dito e due occhi, abbiamo selezionato il soggetto e deciso quale colore e sfumatura dargli, punto. Allo stesso modo: io non sono una blogger professionista, sono pochi mesi che mi sono approcciata a questo mondo e stento a credere che ci siano davvero blogger di professione. Se è così, beh…mi piacerebbe diventarlo, crescendo anche tra queste pagine. Ma come il mio amico ricordava per instagram…un secchio filtrato resta un secchio. Cercherò quindi di raccontarvi di me, della mia vita, delle mie passioni e dei miei interessi, filtrando nella texture del blog, ma mai proponendovi secchi per Ready-made.

LA ZARINA HA VINTO IL LIEBSTER AWARD! Evviva Madame La Gruccia!

liebsterblogaward (1)Più di una settimana fa La Zarina (cioè io) insieme ad altri blogger, siamo stati insigniti del premio Liebster Award. Yeah!

La meravigliosa blogger che mi ha onorata del premio – e passato la mano per proseguire la premiazione – è la mia amica di penna Madame La Gruccia. La ragazza tratta (in modo molto accattivante ed ironico) di moda e stile – sono due cose ben distinte, occhio (!) ed è l’unica persona che è riuscita a farmi superare il trauma della non-esistenza di Martina Alice De Carli. Quindi: GRAZIE Angela! Spero di continuare a meritare la tua stima a suon di post.

Ma cos’è il Liebster Award? Questo delizioso premio nasce dall’esigenza di dare un merito e un minimo di visibilità a quei piccoli blog (come il mio) che hanno meno di 200 follower (duecentooo???) e che tentano di raccontare i vari aspetti del mondo con onestà, fantasia, eleganza, bravura e impegno – almeno questa è l’intenzione.

Essendo il mio uno spazio “generalista”, anche i blog da me selezionati andranno a coprire i vari argomenti presenti nella blogosfera. Come sapete, spesso ho definito Where there’s a will, there’s a way una casa e quindi, seguendo questo criterio, ho deciso di assegnare ad ogni blog premiato una stanza, così da creare una immaginifica casa virtuale.

Fatte le dovute premesse e ringraziamenti, passiamo ora alla premiazione (i blog saranno elencati in ordine alfabetico):

Blind Chaos è una cabina armadio sgargiante. Piena di specchi e luci stroboscopiche. E’ la stanza dove le bambine indossano le scarpe verniciate delle madri e i boa delle zie. [Moda]

Dream-Walk-In-Closet-2Bloggaccino è la stanza del camino, dove ci si ritrova con amici e parenti a raccontare storie vere o verosimili, a immaginare paesaggi visti o da scoprire ancora. Tante risate, tanto calore. [Fotografia, racconti]
camino
Le BONPON è la cucina. Una cucina raffinata, un po’ glamour ma mai scontata. Perfetta unione tra gusto ed estetica – e Dio solo sa, quanto le due cose siano per me essenziali. [Ricette]
Kitchen
Fuori Genere è la camera da letto. Luogo dove poter consumare grandi amplessi o sciogliersi in abbracci amicali. Non certo per donnine in rosa che attaccano alle pareti Hello Kitty o Simon Le Bon (senza offesa), ma donne battagliere. Femministe è una parola che non mi convince, ma loro probabilmente si definirebbero così. Tipe toste che combattono e denunciano per i loro diritti e per quelli di chi è meno forte e più oppressa di loro. [Denuncia di genere]

Bedroom

Passionindia è un meraviglioso terrazzo panoramico dal quale poter osservare e apprendere notizie sulla cultura indiana. E’ un terrazzo pieno di libri, cartine, cibi, colori…che consente di apprezzare il viaggio, pur restando ferma, per il tempo di lettura, poi chissà… [Viaggio, cultura, India]

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La Rockeuse è decisamente la stanzetta per le prove, per gli appunti e per la crescita. Dove ogni adolescente (e post adolescente) che si rispetti ha lasciato ricordi indelebili e limonate olimpioniche. Caos, rumore, ironia e battuta pronta. Lei: bionda, giornalista, amante del rock, sulla carta molto simile a me, sul web molto diversa e per questo stimolante. Con un amore comune (scoperto da poco) abbiamo amato intensamente entrambe – e negli stessi anni – Massimo Coppola! [Rock, Life style]

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Sindrome di Snoopy (ha preso 120 decisioni, tutte sbagliate). E’ l’ultimo blog premiato ed è la sala d’ascolto della casa virtuale. Qui si parla di vita, di esperienze piccole e grandi, si condividono passioni, brani musicali, fotografie, post pieni di voglia di comunicare il proprio mondo. La immagino come una sala piccolina, dai colori chiari, i suoni nitidi e poltrone, tappeti, coperte…molta morbidezza e molto sound. [Life style]

listening room

Introduzione

Considerando i pochi traslochi fatti nella mia vita, ho deciso che appena sarà possibile, traslocherò la mia nuova avventura – si, un blog può essere una nuova avventura – qui. Stesso nome del mio blog attuale: Where there’s a will, there’s a way. ma diverso l’approccio.

In fondo una casa si chiama sempre “casa”, che sia la prima da studentessa fuori sede (fatto), la seconda, da lavoratrice ai primi passi nella vita adulta (fatto) o un cumulo di macerie [ah! le macevie! ah! che desolazione!], da dover ricostruire (si, anche questo: fatto!). Per cui cari futuri 13 lettori, portate pazienza e portate anche attesa e curiosità, portate domande, richieste e tanti, tantissimi spunti, che qui prima o poi ci sbarcherò anch’io e ne scriverò e leggeremo delle belle! (L’idea è quella) Yeah!

Ci sto lavorando su…

Charles Ebbets Lunch atop a skyscraper

Lunch atop a Skyscraper – Charles Ebbets 1932

…abbiate fede…

The Last Supper - Brigitte Niedermair 2005

The Last Supper – Brigitte Niedermair 2005

…che la preparazione, il trucco e parrucco non sono cose da femminucce.

Autoritratto - Urs Lüthi 1970

Autoritratto – Urs Lüthi 1970

A presto dunque.