Essenza domenicale

Buongiorno e buona domenica!

Stamattina mi è capitato di riflettere sulla difficoltà, che tutti abbiamo, nel capire veramente appieno i meccanismi che muovono i rapporti umani, quelli amicali e amorosi in modo particolare. Ripenso a tutte le persone che ho trovato lungo la mia strada e quelle che mi sono lasciata alle spalle…sono tante, tantissime, come per tutti voi – miei tredici lettori. E’ accaduto, accade e accadrà ancora… . La verità è che distinguere uomini (e donne) onesti e degni di stima dai miserrimi ed infimi è difficile e spesso si sbaglia. I valori che fondano l’animo di un uomo non sono visibili ad occhio nudo, purtroppo. Crescere forse è anche questo, allenare la vista, accorgersi dei dettgali che a volte rivelano, come una crepa, quello che si cela nel profondo. Quando si capisce di aver preso un abbaglio, imparare ad ammetterlo e tornare indietro. Nessun rapporto è irreversibile, per fotuna.

Ai fornelli #2 with Sara Sanzi. (Cosa cucinano due ragazze single che si divertono parecchio nel pasticciare in cucina)

Cucinare con un’amica: belle cose. Belle cose della domenica.Io e la mia amica Sara Sanzi – autrice e dj radiofonica in WebRadio8 – ma soprattutto amica che spesso e volentieri mi ospita a Roma, domenica scorsa abbiamo deciso di sfatare tutti i luoghi comuni che ci riguardano (di anti-massaie) e ci siamo date alla cucina! La ricetta è semplicissima: torta al cioccolato fondente, proveniente dal libretto magico di Sara, nel quale appunta idee, concetti, numeri, nomi…e ricette. Una vera delizia, che si può preparare anche dopo aver passato un intero pomeriggio sdraiate sul divano a leggere, attanagliate nell’hangover del ritorno all’ora solare – quindi consigliatissimo di questi tempi.

Ingredienti:
– 15 cucchiai di farina (tipo 00) – farina di riso se si prepara senza glutine
– 10 cucchiai di zucchero
– 100 gr di burro (o olio cuore, se intolleranti)
– 1 bicchiere di latte
– 200 gr di cioccolato fondente (ma potete aggiungerne di meno o di più, a piacere)
– 3 uova + un pizzico di sale
– 1 bustina di lievito
In un contenitore abbastanza grande versate farina, zucchero, sale, lievito e uova;
nel frattempo la vostra amica (Sara, nel mio caso) versa il latte in un pentolino, vi mette il burro e il cioccolato fondente a sciogliere.
Una volta sciolto tutto, spegnete la fiamma e fate raffreddare il contenuto del padellino, continuando sempre a girare (io sono uscita quattro minuti sul balcone, ma se abitate nell’Antartico o a L’Aquila, aspettate qualche minuto in più dentro casa ed evitate l’assideramento).
Versate l’impasto nel contenitore e montate con dei frustini elettrici, fino a raggiungere una crema ben amalgamata.
A questo punto non vi resta che vuotare il contenuto nella teglia da forno e lasciate cuocere per 20/30 minuti a 180° circa (dipende dalla potenza del vostro forno).
SUGGERIMENTO. Noi abbiamo utilizzato La prova dello spaghetto: prendete uno spaghetto, bucate la torta e tiratelo fuori. Se è umido la torta ancora non è cotta, altrimenti spegnete tutto e aspettate che si raffreddi.
 
Ovviamente, come ogni buona ricetta che si rispetti, c’è bisogno di un’accurata selezione musicale, per accompagnare la preparazione noi abbiamo deciso di optare sul cattolicesimo (all’epoca in nuce) ermetico e pessimista di Giovanni Lindo Ferretti. Per essere precisi:
1) Annarella
2) Depressione caspica
3) Fuochi nella notte di San Giovanni
4) Del mondo
5) Forma e sostanza
6) Tabula rasa elettrificata 
Importante: non dimenticate di metterci tanto amore, canticchiare e divertirvi mentre preparate!

Riassunto autunnale

Eccomi qui! Tornata a scrivere dopo qualche settimana di silenzio stampa, vi avevo avvisato che questo sarebbe stato un blog incostante, quindi nulla di sorprendente al riguardo.
Cosa ho fatto in queste settimane? Qualche giro: Roma, Milano, di nuovo Roma.
Cerco nuovi stimoli e nuovi spunti, cerco di dare una svolta positiva alla mia vita. Voglio trovare una nuova collocazione spazio-temporale, che mi faccia sentire viva e appassionata di quello che andrò a fare e vivere.
Quindi giro, mi faccio ospitare a casa di amiche (Livia, Enrica, Margherita e Sara) per incontrare e conoscere nuove realtà.
Milano in verità è stata una vacanza forzata, mi ammalai – ebbenesì – e quindi sono stata costretta in casa tre giorni, ma ci voleva anche quello: stop per ricaricarsi e ri-ordinare i mille pensieri. A Milano – oltre a incontrare vecchi amici che non vedevo da tanto – con i quali ho passato bei momenti, ho conosciuto – grazie a un nuovo amico di nome Andrea – un posto davvero, davvero speciale: l’ossario della Chiesa di San Bernardino alle ossa.
Non so ancora di chi siano tutte quelle ossa: se dei morti per la peste o dei martiri cristiani, mi informerò bene in merito nei prossimi giorni…quel che è certo è che una volta entrata lì, quell’atmosfera tetra e imponente “mette al propio posto” i visitatori. Tutti i dubbi e i problemi che sembravano enormi, improvvisamente davanti a quelle centinaia e migliaia di ossa e teschi, sembrano impallidire; sembra che quel luogo ti dica: “qui arriverai anche tu, cerca di ricontestualizzare tutto il resto, amica”.
Così è stato. Quel teschio posizionato alla mia altezza (1.60 politico forse non si può definire altezza) sembrava guardarmi e dirmi proprio quello, sono uscita contenta di aver conosciuto questo posto – che tornerò sempre a visitare – e di aver ascoltato il suggerimento dei miei nuovi amici ossuti.

Qualche altra suggestione randomica posso sintetizzarla con un video dei Criminal Jokers, gruppo che ho conosciuto ascoltandoli live al Circolo degli Artisti di Roma (all’interno di La tua fottuta musica alternativa), prima di partire per Milano e che mi hanno molto colpita: giovani, energici e new-wave. Continuo ad ascoltarli no stop mentre sudo e corro, affanandomi sul tapis roulant in palestra (luogo necessario per un buon equilibrio psico-fisico).

Ultimo, ma non per minor importanza aneddoto riguarda il musicista Andrea Nardinocchi.
Lo avevo scoperto qualche mese fa, grazie a un mio amico musicista che lo conosce bene. Mi sono subito innamorata del suo sound – pur non essendo propriamente una fan del rap o R’n’B- e negli ultimi giorni, in virtù di quello che vi anticipavo all’inizio del post, Un posto per me è diventata la mia canzone-mantra.

Milano. Primo giorno che rimetto naso fuori dopo la febbre, stesso giorno dell’ossario, salgo su un taxi, di quelli larghi che hanno nel sedile i mini schermi. Appena mi siedo e dico l’indirizzo di destinazione parte Un posto per me nel nuovo street video. Mi escono due lacrime. Il ragazzo che era con me avrà pensato che sono folle. Ho visto anche quello come un segno. Di cosa non so, ma lo era. Intanto ho scaricato la canzone nel mio iPhone, poi dove mi porterà ascoltarla vedremo. Che il viaggio prosegua…

Hoppipolla!

Cari futuri due lettori e future lettrici,
sono certa che all’interno di questo blog troverete spesso immagini di cuori di ogni tipo. Adoro la forma del cuore, molto più del significato – anche un pò banale – che spesso vi si lega tipo sole-cuore-ammòre, bleah!
Adoro fotografarli che siano disegnati, come in questo caso, o trovati casualmente in elementi della nostra quotidianità. Non avete idea di quanti cuori si nascondano tra le texture del mondo che ci circonda…io li cerco e spesso li trovo!

Hoppipolla! E’ ovviamente una celebre canzone dei Sigur Ros, bellissima, meravigliosa, vitalistica. Ma Hoppipolla per me e la mia amica Sara – persona con la quale ho assegnato a questa parola un nuovo significato – è molto di più.
E’ un’attitudine verso la vita, è quell’ottimismo di fondo che c’è nell’animo delle persone che vogliono essere felici; quella scintilla che senti dentro anche di lunedì mattina quando piove e il mondo è grigio. Hoppipolla è la parola magica che rende speciale l’attimo nel quale la si pronuncia.
Provateci: dite ad alta voce e con ottimismo Hoppipolla! Starete immediatamente meglio.
Attenzione! Usatela con cura, non sciupatela, non ripetetela troppo spesso, altrimenti – come per ogni cosa ripetuta uguale a sè stessa – le toglierete la sua magia. Take care!