BLAM! La rivoluzione parte dal tuo ufficio!

Dieci giorni fa, venerdì 6 dicembre, sono andata al Teatro Manzoni a vedere BLAM! Avrei voluto da subito scrivere due righe in proposito, ma non ho avuto molto tempo e quindi lo faccio ora, tentando di raccontarvi l’irraccontabile, ma tant’è…ci provo.

Partiamo dalla fine: sono uscita da teatro con un sorriso a trentasei denti, piena di adrenalina ed entusiasmo perchè BLAM! – spettacolo danese della compagnia Neander Teater, ideato e diretto da Kristján Ingimarsson – è uno spettacolo che unisce vari generi, dal teatro fisico al parkour passando per il mimo e il teatro acrobatico e oltre ad essere stata l’esibizione rivelazione del Fringe Festival di Edimburgo 2013, è un vero e proprio viaggio adrenalinico e straordinario all’interno dell’immaginario cinematografico e culturale dell’occidente. Dall’apertura del sipario, per l’ora e mezza seguente, ogni spettatore è rapito e ricondotto alla sua infanzia. La sensazione era proprio quella di essere una platea di infanti davanti a delle meravigliose performance pirotecniche. Tutti a bocca aperta, tutti con gli occhi sorridenti e pronti ad applaudire e accompagnare, con le mani, i voli pindarici e reali degli attori sulla scena (sul palco a Milano: Janus ElsigJoen Højerslev, Didier OberleKasper Ravnhøj, non in scena, ma accreditati: Kristján Ingimarsson,
 Lars Gregersen, Eos Karlsson) e si ride, si ride tantissimo.

La storia di BLAM! è semplicissima: siamo in un ufficio qualunque (da qui il sottotitolo “La rivoluzione parte dal tuo ufficio”) e tre impiegati, un po’ annoiati, subiscono le vessazioni e l’invadenza del loro capo che li tiene sotto stretto controllo, così, non appena lui si gira, i tre iniziano a giocare con la fantasia e creare oggetti e mondi nuovi, che pian piano diventano preponderanti. La spillatrice diventa quindi una mitragliatrice, il secchio un cannone, la lampada diventa E.T. e così via fino a modificare completamente la scenografia attorno a loro. La scena, infatti si trasforma insieme alle loro performance e quindi si aprono tramezzi, il fondale si ribalta, si scoprono delle botole, proprio come se fossimo in presenza di una vera battaglia tra supereroi o un videogame in 3d. Tra contenitori dell’acqua umanizzati e matite usate per creare gli artigli di Wolverine, i quattro attori/performer ci trascinano – senza un attimo di respiro – in un mondo fantastico, nel quale possiamo riconoscere una gran parte storia del cinema più popolare: Hulk, le Iene, E.R., Iron Man, Die Hard, Apocalypse Now e ancora… e abbandonarci completamente alla fantasia di noi stessi, bambini, seduti lì a guardare come si può trasformare rapidamente un ufficio nel paese dei balocchi.

Ovviamente, essendo un teatro performativo, non ci sono parole, non servono.

Guardare per credere:

cercate sul loro sito le prossime tappe, perchè dovete, dovete assolutamente vederlo! Nota dolente: temo vi toccherà un viaggio all’estero, che in Italia per ora non sembrano esserci repliche.

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Prima settimana nella nuova casa. Immagini e suoni.

Questa è stata la prima settimana nella mia nuova (e ufficialmente prima) casa milanese! Vi lascio qualche foto e video (con consiglio di lettura), che hanno catturato le mie prime impressioni, in questi giorni.

Un grazie particolare va a Livia che mi ha ospitata fino ad ora (facendomi sentire a casa) e chi mi ha aiutata a traslocare (in mezzo pomeriggio, un miracolo!).

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Vicino musicista

Il 15 dicembre a mezzanotte, circa.

Uno (il 15 dicembre, a mezzanotte circa, di 43 anni fa) cadde “accidentalmente” o “si suicidò” gettandosi da una finestra aperta al quarto piano della Questura di Milano; per un altro (ieri) hanno decretato che egli è morto di fame e di sete dopo essersi fatto un “mini tour” a Regina Coeli.
L’Italia è il Paese perfetto per gli abitudinari (oltre che per gli sbirri pazzi e violenti): nulla cambia, mai.
Con questa desolata constatazione voglio iniziare il mio pensiero e il mio ricordo di Giuseppe (Pino) Pinelli, un uomo che mi hanno sempre raccontato – e ho imparato a conoscere, con le mie letture – come un buono, un compagno, un anarchico retto e giusto, un figlio, un marito e un padre, un ferroviere…onesto. [Rimando a questo LINK per una bibliografia essenziale sul Pinelli].

A seguire un bellissimo video di un gruppo di lavori dello spettacolo (tra cui si riconoscono Gian Maria Volonté e Renzo Montagnani) che mettono in scena le tre ipotesi ufficiali venute fuori dopo la morte di Pino Pinelli.


Per l’altro, per Stefano Cucchi , spero e voglio credere che questa sentenza orrenda e ingiusta, non sia la parola fine; non sia l’atto prima del dimenticatoio e la sorella Ilaria ha davvero tutta la mia stima e il mio supporto, per quanto possano servirle. Mi auguro che questo ennesimo (ed eclatante) morto di botte, morto di tortura e morto di ignavia del personale medico, che doveva curarlo e invece l’ha lasciato morire, sia motivo di riflessione per TUTTI gli italiani, per coloro i quali la libertà e il rispetto della persona vengono prima di ogni cosa. 

Il mio è un invito alla riflessione e alla ribellione. E’ un invito a individuare il male come tale, anche se questo spesso veste i fuorvianti abiti delle divise dello Stato e in virtù di quello Stato e della sua sicurezza compie le peggiori efferatezze. E’ un invito a chiedere verità e giustizia, anche quando questa non ci riguarda personalmente, perchè devessere un diritto di tutti, anche e soprattutto degli ultimi, di “un tossico”, come lo hanno definito. In fondo credo che il Pinelli avrebbe pensato la stessa cosa.
Proseguo con la trascrizione della lettera aperta che numerosissimi intellettuali, giornalisti e attivisti italiani scrissero al settimanale L’Espresso, pubblicata nel 1971 ma ancora profondamente attuale:
« Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice. Chi doveva celebrare il giudizio, Carlo Biotti, lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale, Michele Lener, vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione.
Oggi come ieri – quando denunciammo apertamente l’arbitrio calunnioso di un questore, Michele Guida e l’indegna copertura concessagli dalla Procura della Repubblica, nelle persone di Giovanni Caizzi e Carlo Amati – il nostro sdegno è di chi sente spegnersi la fiducia in una giustizia che non è più tale quando non può riconoscersi in essa la coscienza dei cittadini. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione.
Una ricusazione di coscienza – che non ha minor legittimità di quella di diritto – rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni. Noi chiediamo l’allontanamento dai loro uffici di coloro che abbiamo nominato, in quanto ricusiamo di riconoscere in loro qualsiasi rappresentanza della legge, dello Stato, dei cittadini»
Toni forti e altisonanti, visti dal 2012, ma sì: bisogna ricusare chi non è degno di ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato. Perchè quei ruoli esistono in virtù dei cittadini, senza i quali la legge non avrebbe senso d‘esistere.
Così, oggi, voglio ricordare Pino Pinelli; con una storia molto diversa dalla sua, ma allostesso tempo molto simile. Molto diversa da quella di Federico Aldovandi o di Carlo Giuliani, ma così simile… con quella frase che coniammo ai tempi della scuola:  l’omicidio è Stato.
Giuseppe Pinelli

[Un ringraziamento particolare al mio amico Jacopo che mi ha fatto scoprire questo bellissimo video].

Riassunto autunnale

Eccomi qui! Tornata a scrivere dopo qualche settimana di silenzio stampa, vi avevo avvisato che questo sarebbe stato un blog incostante, quindi nulla di sorprendente al riguardo.
Cosa ho fatto in queste settimane? Qualche giro: Roma, Milano, di nuovo Roma.
Cerco nuovi stimoli e nuovi spunti, cerco di dare una svolta positiva alla mia vita. Voglio trovare una nuova collocazione spazio-temporale, che mi faccia sentire viva e appassionata di quello che andrò a fare e vivere.
Quindi giro, mi faccio ospitare a casa di amiche (Livia, Enrica, Margherita e Sara) per incontrare e conoscere nuove realtà.
Milano in verità è stata una vacanza forzata, mi ammalai – ebbenesì – e quindi sono stata costretta in casa tre giorni, ma ci voleva anche quello: stop per ricaricarsi e ri-ordinare i mille pensieri. A Milano – oltre a incontrare vecchi amici che non vedevo da tanto – con i quali ho passato bei momenti, ho conosciuto – grazie a un nuovo amico di nome Andrea – un posto davvero, davvero speciale: l’ossario della Chiesa di San Bernardino alle ossa.
Non so ancora di chi siano tutte quelle ossa: se dei morti per la peste o dei martiri cristiani, mi informerò bene in merito nei prossimi giorni…quel che è certo è che una volta entrata lì, quell’atmosfera tetra e imponente “mette al propio posto” i visitatori. Tutti i dubbi e i problemi che sembravano enormi, improvvisamente davanti a quelle centinaia e migliaia di ossa e teschi, sembrano impallidire; sembra che quel luogo ti dica: “qui arriverai anche tu, cerca di ricontestualizzare tutto il resto, amica”.
Così è stato. Quel teschio posizionato alla mia altezza (1.60 politico forse non si può definire altezza) sembrava guardarmi e dirmi proprio quello, sono uscita contenta di aver conosciuto questo posto – che tornerò sempre a visitare – e di aver ascoltato il suggerimento dei miei nuovi amici ossuti.

Qualche altra suggestione randomica posso sintetizzarla con un video dei Criminal Jokers, gruppo che ho conosciuto ascoltandoli live al Circolo degli Artisti di Roma (all’interno di La tua fottuta musica alternativa), prima di partire per Milano e che mi hanno molto colpita: giovani, energici e new-wave. Continuo ad ascoltarli no stop mentre sudo e corro, affanandomi sul tapis roulant in palestra (luogo necessario per un buon equilibrio psico-fisico).

Ultimo, ma non per minor importanza aneddoto riguarda il musicista Andrea Nardinocchi.
Lo avevo scoperto qualche mese fa, grazie a un mio amico musicista che lo conosce bene. Mi sono subito innamorata del suo sound – pur non essendo propriamente una fan del rap o R’n’B- e negli ultimi giorni, in virtù di quello che vi anticipavo all’inizio del post, Un posto per me è diventata la mia canzone-mantra.

Milano. Primo giorno che rimetto naso fuori dopo la febbre, stesso giorno dell’ossario, salgo su un taxi, di quelli larghi che hanno nel sedile i mini schermi. Appena mi siedo e dico l’indirizzo di destinazione parte Un posto per me nel nuovo street video. Mi escono due lacrime. Il ragazzo che era con me avrà pensato che sono folle. Ho visto anche quello come un segno. Di cosa non so, ma lo era. Intanto ho scaricato la canzone nel mio iPhone, poi dove mi porterà ascoltarla vedremo. Che il viaggio prosegua…